PRESS (Sole24Ore,Corriere,Republica,Gazzetta dello Sport,Vogue,GQ,RAI,Wired)



RASSEGNA STAMPA ESSENZIALE (per il resto vedi Luca Traini e Neoludica Game Art Gallery) Da ANDRE VILLERS Picasso negli occhi (2008) a NEOLUDICA Arte e videogames alla Biennale di Venezia (2011), da ASSASSIN'S CREED ART (R)EVOLUTION (2012) a NEL SEGNO DI LUCIO FONTANA (2016)
IlSole24Ore, Repubblica, Il Giornale delle Fondazioni, Artribune, Gambero Rosso, D'ARS, MuseoScienzaTecnologiaMilano, GQ, Corriere.it, Repubblica XL, Vogue, Stampa.it, Gazzetta.it, RAI, Wired, Exibart, ArsKey


NEOLUDICA al TIM Space di Milano, Fuori Milan Games Week 2016
Il Sole 24 Ore
NEL SEGNO DI LUCIO FONTANA, Comabbio - Albissola Marina (2016)
Repubblica, Il Giornale delle Fondazioni
NEOLUDICA INSIDE VIDEO GAME, Venezia (2016)
Il Giornale delle Fondazioni, GQ
L'ARTE E' IN GIOCO Nuove relazioni tra arte e videogame, Venezia (2015)
Artribune
GIOCARE CON LE FORME Assassin's Creed e le avanguardie del '900, Lucca (2014)
Comune di Lucca, Lucca Comics&Games
ABBIATEGUSTO 2014 #mangiarcongliocchi Mostra all'Annunciata, Abbiategrasso
Gambero Rosso
FUORI MILAN GAMES WEEK 2014 Curatela degli eventi, Milano
D'ARS Magazine
ASSASSIN'S CREED ART (R)EVOLUTION, Milano (2012)
IlSole24Ore, LuukMagazine, LiveMilano, MuseoScienzaTecnologiaMilano, GQ
NEOLUDICA, Arte e videogames alla Biennale di Venezia (2011)
Corriere.it, Repubblica XL, Vogue, Stampa.it, Gazzetta.it, MarieClaire, Varese Report
ANDRE VILLERS, Fotografo personale di Pablo Picasso, Venezia (2010)
Arte.go, ArteVarese, Visum
THE ART OF GAMES, Videogames e beni culturali, Aosta (2009)
Exibart, Wired, Corriere.it, Repubblica XL, RAI
REFLEXions - ANDRE VILLERS, Varese, Aosta, Brenta (VA) (2008)
ArteVarese
ANDRE VILLERS - PICASSO NEGLI OCCHI, Varese, Credit Suisse (2008)
ArsKey



Neoludica al TIM Space di Milano, Fuori Milan Games Week 2016

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2016-10-06/al-via-oggi-fuori-milan-games-week-videogiochi-conquistano-citta-due-settimane-124957.shtml?uuid=ADNzMIXB


Al via oggi il Fuori Milan Games Week: i videogiochi conquistano la città per due settimane




Nel segno di Fontana






Conoscere Fontana tra la mostra in Comune e il buen retiro sul lago

di Chiara Gatti

LA CASA dove ha abitato Lucio Fontana (1899-1968) l'ultimo anno della sua vita è un paradiso tropicale immerso nel verde del varesotto. Il lago di Comabbio sembra un'ansa del Rio Negro. Il lungo portico bianco che incornicia l'ingresso sul retro, ricorda le dimore in stile coloniale e i famosi "patios" di Santa Fé. Argentino di nascita, italiano di famiglia (suo padre Luigi era scultore milanese), Fontana ha plasmato questo un buen retiro della maturità, lontano dalla vita caotica di Milano, con gli umori della sua doppia natura. Sintetico, pulito, asciutto nelle linee razionaliste degli ambienti, negli arredi di Osvaldo Borsani e Achille Castiglioni. Caldo, esotico, andino, nei foulard gettati sulle poltrone di bambù, nei decori di legno intarsiato per le ante della cucina, realizzate da un falegname su modello dei suoi disegni barocchi. Oggi, nei giorni della mostra che Comabbio dedica al grande artista del Novecento e al suo parterre di colleghi, allievi, mecenati, la casa sul lago è stata aperta, dopo anni di riserbo, per una visita speciale che ha prodotto un servizio fotografico senza veli di Roberto Molinari raccolto in un bel libro (edito da TraRari Tipi) e concentrato sull'intimità dei suoi oggetti. In autunno sarà visitabile su prenotazione. Una giacca di pelle e un cappello di paglia appesi all'attaccapanni dell'entrata. Il camice nero, schizzato di colore, sta ancora vicino al grande cavalletto dello studio. Gli zoccoli di sughero, da pastore della pampa, ai piedi di una sdraio. E, ancora, i pennelli allineati sugli scaffali, le tracce dei quadri che stendeva a terra, prima di tagliarli di netto con il suo rasoio ben affilato.
I famosi "tagli", che oggi passano in asta con cifre milionarie, sono stati in parte realizzati in quest'oasi di silenzio, un angolo di Sudamerica nella Lombardia umida dei laghi prealpini. E proprio da qui parte il progetto curato da Debora Ferrari e Luca Traini, con Paola Grappiolo, "Nel segno di Fontana", che crea una rete virtuosa fra i luoghi cari al padre nobile dello spazialismo. Comabbio, nella sala comunale, ospita opere degli amici Renato Birolli, Ernesto Nathan Rogers (l'architetto dello studio BBPR), le sculture di Melotti e le fotografie di Molinari e Barbieri, oltre a una scelta di disegni autografi usciti dalla collezione varesina di Riccardo Crippa, sostenitore affezionato, titolare un corpus di carte fra i più ricchi al mondo. Splendida quella con le bagnanti e i cavalli alati; in un'altra, Lucio si auto-ritrae impegnato a dipingere. Sede gemella, fuori regione, è Albissola, altra sua patria di adozione dove, nella fornace di Tullio Mazzotti (d'Albisola), realizzò molte celebri sculture in ceramica. Qui, al MuDA, il Museo diffuso, e nel centro Bludiprussia ecco altri disegni originali, il reportage completo di Molinari nelle stanze del genio, accostato a opere di artisti contemporanei, Samuele Arcangioli, Vittorio D'Ambros, Stella Ranza, Angelo Zilio che hanno ispirato i propri lavori al segno istintivo delle carte di Fontana.

La dimora è razionalista e asciutta negli ambienti esotica e andina nei foulard e nei decori di legno
DOVE E QUANDO
Comabbio (Varese), Sala Fontana del Comune: fino al 31 luglio; Albisola (Savona), fino al 7 agosto. Ingresso libero. Nella foto grande un'immagine della casa, qui sopra Lucio Fontana



A CASA DI LUCIO FONTANA (QUASI) CINQUANT’ANNI DOPO

di Debora Ferrari

Un progetto con 3 mostre in Lombardia e Liguria e l’apertura della casa-atelier ci restituiscno una immagine a tutto tondo del fondatore dello Spazialismo, connettendolo al lavoro di grandi mecenati, come Riccardo Crippa, artista,  grande industriale, fondatore col socio Berger di Caffè Hag
C’è un evento straordinario che ci riporta l’intimità e la creatività di un grande artista del XX secolo: l’apertura venerdì 22 luglio la Casa-Atelier di Lucio Fontana di Comabbio, da aprte dei nipoti Esposto-Vailati per permettere al pubblico, in occasione  del progettoNel segno di Fontana, curato da Debora Ferrari-Paola Grappiolo-Luca Traini, di visitare in modo privato una dimora mantenuta con il rispetto e il carattere di chi l’aveva voluta così, Lucio con la moglie Teresita.
Lucio Fontana (Santa Fe’, Argentina 1899-Comabbio, Varese 1968), tra i più famosi artisti italiani del XX secolo a livello internazionale, per fama, quotazioni, presenza in collezioni e musei, promotore dello Spazialismo, movimento che ne ha  generati altri e  correnti, su spazio-tempo-materia, anche dopo la sua morte hanno continuato la riflessione per alcuni decenni con grandi nomi. Quando e come è nato il seme di tutto questo cambiamento epocale, capace di lasciare segni ancora oggi? Qual è il senso dell’arte di un grande artista nelle generazioni contemporanee? Soprattutto, in un periodo devastato da due grandi guerre, come poté l’arte farsi strada e dare da vivere ai suoi artefici?

Le risposte a queste domande le dà una mostra singolare, dislocata in tre ambienti espositivi diversi e nella casa di Lucio Fontana a Comabbio. Il progetto ‘Nel segno di Fontana’ è nato un anno fa grazie a una storica collezione privata di opere e disegni di Lucio Fontana e ai lavori di quattro artisti varesini,  tre curatori e tre sedi istituzionali prestigiose e vicine al grande Lucio. Il MuDA Centro Esposizioni di Albissola Marina (Sv) con Nicoletta Negro Assessora alla Cultura del Comune  insieme al Bludiprussia e la Sala Lucio Fontana del Comune di Comabbio con il sindaco Marina Rovelli sono i poli di riferimento dove, fino al 7 agosto, il pubblico potrà scoprire da vicino dinamiche e azioni intime dell’arte di un genio e di artisti contemporanei.

L’arte di Lucio Fontana, così come quella di altri grandi esposti in mostra come Melotti, Birolli, Rogers, non sarebbe potuta essere come la conosciamo senza la figura di amici-mecenati come sono stati Riccardo Crippa a Varese e Tullio d’Albisola ad Albissola Marina.

Nella Sala Lucio Fontana viene corredata la parte espositiva con la figura del mecenate, pittore anche lui, Riccardo Crippa, che intorno a sé aveva amici destinati a diventare importanti nel corso del secolo e che lui sosteneva in amicizia ed economicamente. Crippa è stato un grande industriale, fondatore col socio Berger di Caffè Hag, e per l’industria sacrificò molta sua ispirazione artistica, testimoniata per altro dalla ricca produzione di oli e disegni, esposti in parte a Comabbio.
La collezione di disegni di Lucio Fontana (anni ’30 e ’40) è una delle due più importanti al mondo e in questo progetto il pubblico potrà accostarsi alla visione diretta di questi gioielli personali e caratterizzati dal segno ancora figurale inconfondibile dell’autore che avrebbe portato ai suoi famosiConcetti Spaziali. Tutte le opere sono state riconosciute dalla Fondazione Lucio Fontana quando ancora era in vita la moglie Teresita che proprio a Comabbio passava molto del suo tempo. Sempre a Comabbio è stato ricreato il soggiorno di Crippa, esposti insieme 7 disegni anche a colori di Fontana, esposte 20 sue opere a olio raffiguranti i nostri laghi e le Prealpi, disegni suoi e ritratti a lui fatti da Melotti (una scultura inedita), Birolli e Rogers (guache e disegni). Ritratti fatti a Lucio da Gian Barbieri sul libro ce lo riportano con la sua eleganza e col suo sguardo negli ambienti domestici aperti il 22 luglio per la visita guidata, durante un evento speciale con reading letterario e disegno dal vivo. Per raccontare cosa oggi Fontana lascia in eredità ai contemporanei le foto di Roberto Molinari con Arcangioli, D’Ambros, Ranza e Zilio al lavoro in quadri, disegni, pitture, ceramiche, documentano il processo intimo del lavoro di un artista oggi. Stella Ranza è la diretta nipote del mecenate Riccardo Crippa che, cresciuta accanto alle opere di Fontana, ha condiviso coi colleghi l’esperienza, per parlare in questa mostra di valori come l’amicizia e la sinergia in arte. Sempre in Sala Fontana si possono vedere dei video con foto di Molinari che documentano sia Albissola che Varese. A Comabbio infatti trovano spazio le foto del MuDA di Albissola e dei luoghi di Lucio, da Pozzo Garitta alle opere sulla Passeggiata degli Artisti, per dare la possibilità al pubblico lombardo di conoscere le storie liguri.
Al MuDA Centro Esposizioni di Albissola trovano posto le foto documentarie della casa di Lucio Fontana di Comabbio, affinchè  il pubblico possa conoscere una realtà appena resa fruibile dai discendenti, insieme alle foto di Molinari degli artisti e a una serie di disegni dell’autore, dodici in tutto, sul tema della mitologia e del mare. Descrizioni e approfondimenti sono collocati dai curatori nelle teche per far comprendere l’intensità dei rapporti tra amici artisti, mecenati, produttori, come nel caso delle fornaci di Tullio d’Albisola, grande amico di Lucio di cui esiste un ricco carteggio.
Sempre ad Albissola al Bludiprussia, galleria del Centro Culturale che vanta una storia ventennale, sono esposte le ceramiche di Stella Ranza e Angelo Zilio in rapporto ad altri 2 disegni di Lucio, e le opere di Samuele Arcangioli e Vittorio D’Ambros, sempre nel segno di Fontana, accanto a foto documentarie di Molinari.
Il catalogo curato da Debora Ferrari, Paola Grappiolo, Luca Traini (edi. TraRari TIPI) offre spunti inediti sulla lettura dell’arte di Fontana, partendo proprio dall’intimità del segno, dal senso del suo esserci oggi, dall’importanza delle relazioni umane un secolo fa e adesso, all’inizio di questo terzo millennio. Questo era il sogno dello Spazialismo,  perché “l'arte è eterna, non può essere immortale. Morrà come materia (…) ma il gesto è eterno” [dal Primo manifesto dello Spazialismo, 1947].
Il progetto è patrocinato dai Comuni di Albissola Marina e Comabbio, dalla Regione Liguria, dalla Provincia di Savona, da TuoMuseo; è inserito nel Festival della Maiolica di Albisola Marina.





Neoludica Inside Video Game


http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/neoludica-con-i-videogame-evolvono-forme-e-contenuti


L’industria italiana del game è in grande espansione. Il fermento importante è dato da un tessuto estetico e produttivo giovanile vitale che sta cambiando il modo di fare arte, di relazionarsi e coinvolgere i diversi pubblici”. Ne parlano Debora Ferrari e Luca Traini, ideatori di Neoludica, simposio con saperi interdisciplinari, che partito da Venezia è prossimo ad un tour nazionale
L’Isola di San Servolo di Venezia è un grande ventre. Nel 2005 l’artista Michelangelo Pistoletto tracciava con l’aratro il suo segno-simbolo del Terzo Paradiso, una chiamata alla co-creazione e alla co-responsabilità, come risposta alla necessità di nuova armonia tra natura e artificio. Il segno cammina nel mondo per testimonare la rigenerazione possibile.
Dal 7-10 luglio scorso l’isola è stata teatro di Neoludicasimposio parte di un progetto avviato nel 2008, già presentato come evento collaterale a “Illuminations”, la Biennale delle Arti Visive del 2011: un momento di condivisione delle arti che si muovono dentro e intorno al tema della Game Culture.
Reporting from the Front”, tema della 15. Mostra Internazionale di Architettura, è coerente con ilfermento importante che sta vivendo la game culture italiana. Il simposio di Neoludica, con la forte partecipazione di San Servolo Servizi Metropolitani e l’appoggio di Tucano, ha riunito in un luogo eccellente i protagonisti italiani del mondo videoludico: sviluppatori, accademie, game e concept artist, curatori e studiosi, publisher, giornalisti, partner tecnologici.
Lo sviluppo del game, che nasce da un fervido tessuto giovanile, estetico e produttivo, secondo di organizzator-Debora Ferrari, Luca Traini- “cambia l’Arte in sé, il suo significato sociale, con potenzialità enormi a livello comunicativo ed economico. La dimensione dell’Arte che sta emergendo sfugge perché è ancora multiforme. L’industria stessa del videogame ha bisogno di fidarsi della Cultura. In questi anni abbiamo contribuito a sviluppare collegamenti, sinergie, amicizie, collaborazioni e connessioni, in una Italia vivace e creativa”.
Il simposio è stato focalizzato sulla realazione tra Videogame e Arti Contemporanee, in tre ambiti di argomenti con esposizioni correlate. Gli appuntamenti e le mostre hanno suddiviso la comprensione in Beni culturali (musei, gallerie, collezionismo e tecnologie interattive e immersive con la mostra “Game art e sistemi interattivi: il museo come spettacolo multimediale, il videogame come serbatoio di arti”; gamification), formazione e divulgazione della Game Culture con incontri con accademie e giornalisti, sviluppo e publishing con workshop.
Nell’artbook uscito per Trarari TIPI in Special Edition, Ambra Bonaiuto ha scritto un testo che cuce i vari eventi nati e sviluppatisi in Italia, dalle Global Game Jam alla prima Laurea Magistrale in Videogame all’Università Statale di Milano. “Era impensabile nel 2008 quando iniziammo a lavorare a questi temi questa mole di interesse” affermano i curatori di Neoludica, Ferrari e Traini. “Digitare in Google ‘game art’ portava solo a due siti che non si occupavano di arte dei videogame, ma ad arte contemporanea con soggetto videoludico. In Italia c’era già chi si occupava di concept art ad altissimo livello: Lucca Comics&Games che in questo volume ci aiuta ad approfondire tematiche e dinamiche di due mondi, quello dell’arte, del comics e del videogioco. La visione della critica dell’arte e del medium ce la offrono Andrea Peduzzi e Francesco Toniolo, gamers e critici.”
In questi anni è cresciuta anche la consapevolezza degli artisti. “Nel 2008 anche i grandi nomi già famosi che lavoravano per l’industria non potevano o non sapevano di poter far conoscere il proprio nome e il proprio portfolio. Oggi tutti hanno la propria pagina Facebook, uno spazio in Behance o in Deviantart e si riuniscono in gruppi di confronto e crescita come KAI (Koncept Art Italia, partner di tante presentazioni dal 2012 a oggi) e MenteZero.”
La gamification, di cui Fabio Viola, italiano nella top hundred dei guru internazionali, aiuta a coinvolgere nuovo pubblico e ad interessarlo e si sta evolvendo in una ‘formazione al videogiocare consapevolmente’, grazie a pratiche pubbliche come quelle delle biblioteche, lombarde e dell’Emilia Romagna di cui scrive Emanuele Cabrini, game counselor.
Il dialogo tra gamification e beni culturali viene trattato nel testo da Gloria Vallese che porta l’esempio dello studio e della fruizione interattiva dell’arcone di San Marco a Venezia ristampato a 3D e reso interattivo con Arduino, anche per ipovedenti.
Fondamentale è la costruzione di nuove competenze: le Accademie, pubbliche e private, che stanno iniziando a formare operatori per la Game Industry, i corsi di specializzazione come iMasterArt di Torino e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Digital Bros Game Academy di Milano, Event HorizonIdea Academy di Roma, le Scuole Internazionali di Comics di Padova e Firenze, e ancora aIUDAV di Pozzuoli, Università degli Studi di Milano e Università Cattolica di Milano e Brescia, sono solo alcuni degli istituti in cui oggi in Italia ci si forma sul tema dello sviluppo di videogiochi e della concept art.
Ma tutto ciò sarebbe senza senso se non esistessero loro, con qualità eccellente, gli sviluppatori e i publisher italiani. Una ventina di team e titoli, belli, divertenti, innovativi, guizzanti, sono quelli riuniti e presentati da Ivan Venturi che con Svilupparty a Bologna ha creato una rete in crescita che monitora e sostiene l’industria italiana indipendente. Publisher come Milestone e Ubisoft attenti alla cultura e alla artisticità dei loro prodotti, AESVI associazione italiana di settore, con AESVI4Dev, il Premio Drago d’Oro e la Milan Games Week, promuovono e creano situazioni di vantaggi e scambi strutturati.
Oggi i numeri sono aumentati, il dialogo è intenso e resta un punto fermo: l’Italia ha qualità e caratteristiche che gli altri non hanno, lo verifichiamo ogni volta che ci invitano dall’estero, quindi vuol dire che dobbiamo solo avere il coraggio di ammetterlo.
Il libro con gli eventi ad esso collegati che nascono a Venezia, si spostano a Milano, Lucca e forse oltre confine, vuole diffondere la cuproprio affermare questa stupenda verità. La “Neoludica è il neologismo italiano neutro plurale che può rappresentarci tutti e in vari ambiti di studio e di produzione. L’Arte è in Gioco.”
Debora Ferrari, Luca Traini
Fondatori di Game Art Gallery, progetto che dal 2008 ha come obiettivo la promozione delle arti videoludiche nelle arti contemporanee e nelle lettere con grande cura del particolare e della qualità dei contenuti. Game Art Gallery ha pubblicato col marchio TraRari TIPI The Art of Games, nuove frontiere tra gioco e bellezza2009, abbinato al marchio Skira Arte e Videogame. Neoludica, 2011 per il doppio padiglione come Evento Collaterale alla 54.Biennale di Venezia,  Assassin’s Creed Art (R ) Evolution sempre insieme a Skira, come catalogo della mostra al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Con Effetto di Massa di Francesco Toniolo, presentato a ottobre 2014, apre la nuova collana Game Culture Book. In questi anni la GAG si è specializzata in contest sia nel mondo editoriale narrativo che videoludico (mostra al WOW Museo del Fumetto di Milano nel 2012; MOMA14Tribute a Torino GreenBox 2013; Video Game Evolution con Gamesearch.it a Villasanta nel 2014; TetrisTribute Fabbrica del Vapore Milano 2014 e Fusolab 2.0 Roma 2015; Villa Bottini con Ubisoft per Lucca C&G 2014, per citarne alcuni) e ha spostato la sua attenzione dai titoli delle produzioni agli artisti, italiani e stranieri, privilegiando la diffusione dei nomi e degli artwork di concept art e delle game art in genere per scoprirne e valorizzarne la personalità. 
Prossime tappe di Neoludica: Game Over Milano 24-25 settembre; fuori Milan Games week e Milan Games Week, Milano 9-16 ottobre; Lucca ComicsndGames con Svilupparty dal 28.10 al 1.11.
Team di sviluppatori: Cyber Coconut. Digital Tales. Digital Mantis . FootPrint. Elf Games. Z4G0. Imagimotion. IperUrania Arts. ItaloGames. Marco Alfieri. Studio Evil. Heartbit Interactive. Storm in a Teacup Red bit. Bitnine Studio. Pimy Soft. MagisterApp . Indiegala. White Room.
Artisti che hanno esposto opere di game e cocept art: Samuele Arcangioli, Luca Baggio, Blue@rt, Emanuele Bresciani, Fabio Corica, Paolo Della Corte, Matteo De Petri, Giacomo Giannella, Giuliana Geronimo, Claudia Gironi, Massimo Giuntoli, Emanuele La Loggia, Giovanni Maisto, Alice Manieri, Daniela Masera, Riccardo Massironi, Biancamaria Mori, Rosy Nardone, Gabriella Parisi, Mauro Perini,  Serena Piccolo, Ivan Porrini, Antonio Riello, Luca Roncella, Giuditta Sartori, Filippo Scaboro, Cristian Scampini, Claudia Tuci, Federico Vavalà, Mattia Zarini, Marco Natale, Joseph Viglioglia, Fabrizio Arzani, Marcello Baldari, Lucio Parrillo, Maurizio Manzieri, Filippo Ubertino, Diletta De Santis, Melissa Mercanti, Ilaria Lazzarotto, Andrea Di Natale, Ida Cirillo, Giulia Avalli, Andrea Malgeri, Massimo Porcella, Stefano Tamiazzo, Federico Ferrarese, Studio Balzo, Giacomo Guccinelli.
organization | collaboration
San Servolo Servizi Metropolitani . Game Art Gallery .
E-Ludo . Gamesearch.it . Svilupparty
MFLabs . MenteZero .
partner | sponsor
Fondazione Musei Civici Venezia Cineteca di Bologna Lucca Comics&Games Comingtools 13/sedicesimi Game Over Ubisoft Milestone Accademia Scuola Internazionale di Comics Idea Academy iMasterArt Genius Academy DBGA Event Horizon iMasterArt Statale Milano Tucano Wacom Comingtools Italian Art of Lving TuoMuseo

Media partner
Game Time, Console Generation, The Game Machine, Game Princess, Artribune, I love videogame, InsertCoin, Tivoo, CartonMag, Il Giornale delle Fondazioni, DoctorGame, DadoBax, Safsprinsushi.

http://www.gqitalia.it/lifestyle/eventi/2016/07/11/neoludica-la-rassegna-che-mette-insieme-arte-e-videogiochi/





Una fantastica 4 giorni veneziana dedicata all’arte dei videogiochi, videogiochi per l’arte, arte ispirata ai videogiochi, artisti dei videogiochi, e così via

All’interno di questo evento c’erano: una mostra di opere d’arte dedicate ai videogiochi, sviluppatori indipendenti che mostravano i loro titoli, workshop su sound design e character design, ospiti illustri e tante testimonianze dal mondo rotondo.
Esiste una app dedicata a Breaking Bad che ti organizza il viaggio nelle location del serial. [ ] Ho visto una ragazza che si stava laureando con una tesi sulla storia dei videogiochi.
Ci sono tracce di Altair nella Basilica di San Marco (quella vera). [ ] Esistono musei che hanno creato giochi all’interno delle mostre per rendere tutto più coinvolgente (e funziona).Assassin’s Creed II ha moltiplicato per 10 il turismo diMonteriggioni.
Ecco la lista, in ordine casuale, dei titoli che partecipavano all’evento.
Death Party Simpatico arcade dove sei la morte e devi lanciare una bara
Albedo Gioco, sviluppato in buona parte da un oneman band, ispirato all’estetica della fantascienza anni ’60
Super Cane Magic ZERO Il titolo ispirato alla matita di Sio e il suo mondo supercalifragilistichespiralidoso
NERO – Nothing Ever Remains Obscure Enigmatico gioco esplorativo dalle tinte blu scuro con qualche luminescenza magica
Yon Paradox Gioco in realtà virtuale dove tu sei il tuo peggior nemico
Sara and Death Puzzle game mobile con un tocco di filosofia 
Magisterapp
 Coloratissima serie di application educational
Milanoir Grafica 8bit che omaggia il genere poliziottesco italiano anni ’70
Ninjah Gioco mobile decisamente C=64 style
Die young Survival openworld dove una ragazza si ritrova in una misteriosa isola nel mediterraneo
Beyond the sky Avventura punta e clicca dal retrogusto gotico
The way of life Gioco minimal concettuale sul senso della vita
Se non volete perdervi la prossima edizione, tenete d’occhioquesto sito


L'arte è in gioco. Nuove relazioni tra arte e videogames



http://www.artribune.com/dettaglio/evento/45938/larte-e-in-gioco-nuove-relazioni-tra-arte-e-videogames/

Giornata di studio con testimonianze dal mondo della formazione, dell’industria, dell’arte e della gestione dei beni culturali integrate alle nuove tecnologie per comprendere meglio quale rapporto oggi esista tra il videogame e l’arte.

In occasione della 56° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il Collegio Internazionale di Ca’ Foscari e San Servolo Servizi d’intesa con la Provincia di Venezia propongono quattro momenti di studio. I convegni intendono circoscrivere e approfondire le relazioni esistenti tra l’arte e alcuni temi capaci in qualche modo di influenzare la produzione artistica contemporanea. La critica, i videogame, la musica, la competenza. Quattro chiavi di lettura proposte da varie istituzioni impegnate su questi fronti che saranno supportati, per l’occasione, dagli studenti del collegio di merito di Ca’ Foscari che ha sede in isola. Dopo l’incontro dedicato alla critica d’arte (8 maggio 2015) in questa seconda giornata di studio avremo modo di ascoltare autorevoli e interessanti testimonianze dal mondo della formazione, dell’industria, dell’arte e della gestione dei beni culturali integrate alle nuove tecnologie per comprendere meglio quale rapporto oggi esista tra il videogame e l’arte; tra il videogame e la ricerca, tra il video game e la didattica e le scienze; tra il videogame e il mondo dell’industria e del lavoro.
Il convegno inizierà lunedì 15 giugno alle ore 10,00 presso l’Auditorium di San Servolo con i saluti di Domenico Finotti, Presidente di San Servolo Servizi, Luigino Rossi, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e da Agar Brugiavini, Direttrice del Collegio Internazionale Ca’ Foscari.
Seguiranno poi le relazioni di 26 relatori venuti a Venezia per discutere del rapporto tra i video game e l’industria, le esperienze artistiche e museali, l’edutainment e gli eventi culturali. Un ricchissimo e importante panel di autorevoli autori e imprenditori che svilupperanno interessanti legami – spesso sorprendenti – tra questo nuovo medium del XXI secolo e la vita contemporanea per scoprire che l’arte del video gioco viene creata come una “bottega rinascimentale globale”. Come il Maestro della bottega creava la visione dell’opera e ne tracciava il disegno lasciando in mano ai giovani l’esecuzione dei particolari, così oggi chi lavora nel videogioco si impegna in molte tecniche e servizi dai risvolti molto interessanti anche dal punto di vista professionale.
Segnaliamo tra gli altri l’intervento di Thailita Malagò, Segretario Generale dell’AESVI (Associazione Editori e Sviluppatori Videogiochi Italiani), di Laviania Galli, Curatrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano, Mauro Perini, Art Director di UBISOFT, Bob Schmitt, Ricercatore informatico e fondatore di Biometrica. Il convegno è curato da Debora Ferrari e Luca Traini di Game Art Gallery e da Gloria Vallese, coordinatrice del corso di nuove tecnologie dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Alle ore 18.00, al termine del seminario, si inaugurerà la mostra “GIOCARE CON LE FORME GAME ART REVOLUTION” una selezione, arricchita di novità, dell’esposizione di opere di game art di giovani artisti italiani tenuta nell’ambito di Lucca Comic&Game 2014 divenuta rappresentativa del potenziale estetico dell’industria videoludica. A Lucca questa mostra ha registrato oltre 80.000 visitatori in 4 quattro giorni.


Assassin's Creed e le avanguardie del Novecento (Villa Bottini, Lucca)




http://www.comune.lucca.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13880

Emanuele Vietina: “Lucca ha un partner eccezionale – ha illustrato il vice direttore della manifestazione – Ubisoft, la casa editrice del gioco  Assassin’s Creed che verrà ancora una volta a presentare in anteprima il nuovo capitolo del gioco che sta appassionando milioni di persone in tutto il mondo”.  

Alberto Coco ha raccontato il rapporto speciale che lega la Ubisoft con Lucca ormai da alcuni anni: “A Villa Bottini, ad ingresso gratuito, porteremo una vera mostra di concept art - ha spiegato il direttore marketing Ubisoft –, con una serie di espressioni artistiche ispirate alla saga, dal live painting, a una mostra realizzata scegliendo le migliori opere create dai fan, per concludere con incontri, seminari e naturalmente la possibilità di provare il gioco in anteprima”.  Il tema del gioco quest'anno sarà la Rivoluzione francese, da qui la scelta di ambientare a Villa Bottini uno spazio tutto dedicato alla saga, visto che la villa fu acquistata dalla sorella di Napoleone. 

Debora Norma Ferrari e  Luca Traini hanno spiegato come ormai la “game art”, ovvero l'arte del disegno che sta dietro la creazione del gioco e del videogioco in particolare: “Anche in questo nuovo capitolo di Assassin's Creed “Unity” la cura del dettaglio storico-artistico sarà eccezionale. A Villa Bottini si troveranno le opere di 50 artisti che hanno, ciascuno a proprio modo interpretato il soggetto: vere opere d'arte, in alcuni casi rivisti nello stile dei  movimenti pittorici del '900”.







Per quatto giorni la stupenda Villa Bottini di Lucca, acquistata nei primi dell’ottocento da Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone, si trasformerà nella ‘Villa degli Assassini’ nell’ambito di Lucca Comics & Games 2014.
La villa diventerà un punto di ritrovo per tutti i fan del videogioco ma non solo, con l’obiettivo di celebrare l’uscita diAssassin’s Creed Unity, quarto titolo della serie campioni d’incassi targata Ubisoft. Nei quattro giorni sono in programma una serie di attività ludiche, artistiche e di intrattenimento, tutte basate sulla saga di Assassin’s Creed con uno speciale focus sull’ultimo avvincente episodio.
Tra le attività di maggiore risalto, una mostra tributo composta da circa cinquanta opere, interpretata da altrettanti artisti, che concederanno un proprio personale tributo alla serie. Di grandissimo interesse anche il ‘Fan Art Contest’, dove protagonisti saranno invece i fan di Assassin’s Creed, a cui verrà chiesto di interpretare e tradurre in maniera artistica la loro personale visione sulla serie.
Si continuerà con sfilate di cosplay, dove verranno premiate le migliori reinterpretazioni in termini di costumi e di oggetti legati alla saga, per tornare all’importante lato artistico del gioco con una sessione di ‘Live Painting’ dedicata adAssassin’s Creed Unity, che prende spunto dalla Rivoluzione Francese.


#mangiarcongliocchi Mostra all'ex-convento dell'Annunciata



http://www.gamberorosso.it/it/app/item/1020968-abbiategusto-2014-tra-fiera-enogastronomica-alta-cucina-percorsi-culturali-e-artistici-nei-luoghi-simbolo-di-abbiate-grasso

La tre giorni di rassegna gastronomica – dal 28 al 30 novembre – riunisce tre momenti complementari per dare vita a un grande evento diffuso incentrato sull’eccellenza di prodotti italiani e internazionali e sulla storia della cultura gastronomica che rivive nelle cantine del Castello Visconteo e negli spazi quattrocenteschi del convento dell’Annunciata, sede dell’iniziativa Mangiarecongliocchi, collettore di mostre, incontri, racconti, degustazioni e laboratori. Il Quartiere Fiera accoglie cento espositori da tutta Europa.

È il quindicesimo compleanno per la rassegna enogastronomica che un’edizione dopo l’altra trasforma Abbiate Grasso – tra le campagne dell’hinterland milanese - in una grande fiera del gusto, per un evento diffuso che ospita produttori nazionali e rappresentanze estere. Tre giorni – dal 28 al 30 novembre – che vedono coesistere salmone e scotch scozzesi (e suonatori di cornamusa in kilt) con lo street food siciliano dello chef Angelo Franzò, i prodotti tipici dell’enogastronomia lombarda – con il gorgonzola che gioca in casa – con le produzioni biologiche del panorama nazionale e internazionale.
Per Abbiategusto arriveranno in città cento espositori e una nutrita rappresentanza di Città Slow italiane e europee aderenti al circuito del buon vivere (di cui fa parte la stessa Abbiate Grasso) per animare il Quartiere Fiera, la location destinata a diventare il centro propulsore dell’offerta enogastronomica commerciale. Alle cantine del Castello Visconteo sarà invece affidato il compito di accogliere degustazioni di eccellenze del territorio e piatti gourmet; qui, nella Sala del Consiglio Comunale, lo chef Massimo Spigarolidall’Antica Corte Pallavicina presenterà agli ospiti le sue creazioni.
Ma si scommetterà anche sulla contaminazione tra cibo, cultura, storia e arte nella sede più suggestiva della manifestazione, il convento quattrocentesco dell’Annunciata, che ospiterà una serie di iniziative artistiche ispirate alla cultura gastronomica. Tutto questo nell’ambito dell’interessante contenitore artistico Mangiarecongliocchi, che sin dalla sua progettazione vede la collaborazione tra uno chef (Daniele Picelli), il critico d’arte Debora Ferrari e lo storico Luca Traini. Ma cosa succederà negli spazi del convento? I visitatori potranno intraprendere un percorso che accosta degustazioni gastronomiche, immagini, scatti fotografici, cinema, musica, incontri e racconti alla scoperta delle cultura materiale, laboratori sulle erbe officinali. E sulle tracce della storia riscopriranno le vicende dei monaci che nutrivano il convento e i pellegrini, i protagonisti della cucina internazionale con i ritratti degli chef – scattati dal fotografo Paolo della Corte - che ne hanno segnato l’evoluzione (da Ferran Adrià a Heston Blumenthal, da Moreno Cedroni a Michel Bras), le ricette di tempi andati.
Lo stesso ambiente accoglierà i laboratori del gusto (su prenotazione) dedicati quest’anno al Parmigiano Reggiano, al whisky e ai sigari. E nella serata conclusiva il convento dell’Annunciata sarà cornice della cena di gala di beneficenza (sempre su prenotazione, 30 euro a persona).
Ma anche passeggiare per le vie del centro offrirà molti spunti golosi: bar, pasticcerie e ristoranti della città presenteranno per l’occasione i sapori tipici del luogo.

Abbiategusto | Abbiate Grasso (MI) | Dal 28 al 30 novembre | www.abbiategusto.it



Fuori Milan Games Week 2014: curatela degli eventi

http://www.darsmagazine.it/milan-games-week-gioco-si-fa-serio/#.V_fzZNSLTDd

Fino a domenica 26 ottobre, a Milano si svolge la Milan Games Week, evento che nasce come fiera e che si amplia in questa edizione con il Fuori Milan Games Week, una serie di eventi che avranno luogo nel corso di tutta la settimana.
Concentrate in un solo fine settimana, le tre edizioni precedenti erano indirizzate per lo più ai consumatori e produttori più incalliti ed erano circoscritte al solo perimetro della fiera; il fermento crescente che ha abbracciato le precedenti edizioni ha tracciato il solco della curiosità mediatica fino ad arrivare alla formula blasonata adottata da Salone del Mobile e Fashion Week. La fiera quindi, ma soprattutto la città, dentro e fuori.

Di seguito una cernita degli appuntamenti salienti della Milan Games Week e del Fuori Milan Games Week:
MILAN GAMES WEEK PARTY Hangar Bicocca, via Chiese, 2
LA BELLEZZA DELLA TECNOLOGIA: SURFACE PRO 3 TRA ARTE E INSEGNAMENTO Login, via Stefanardo da Vimercate, 38 Workshop sulla game art
INTERAZIONE VIRTUALE-REALE DI MECCANISMI DI GAMING NELL’ATTIVITA’ SPORTIVA Ludosport Academy, via Massimiliano Kolbe, 5 h. 20:00 – 23:00 L’esperienza del light saber combat
GAMIFICATION DELLE ARTI CONTEMPORANEE Spazio Tadini, via Giommelli, 24
CODICI, PROGRAMMARE LA BELLEZZA e IL GAMING COME ESPERIENZA DI LETTURA Università di Milano-Bicocca, piazza dell’Ateneo, 1 Conferenza
VECTREX, ROBOT e ARTE CONTEMPORANEA Studio d’arte di Fabio Giampietro, via Romussi, 14

Assassin's Creed Art (R)Evolution, Museo "Leonardo da Vinci", Milano
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Dalla console alle sale del museo: contemplare è un po' giocare

di Emilio Cozzi

Il videogioco sale al rango di opera d'arte. E diventa protagonista al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. E la mostra, che è dedicata al colosso videoludico targato Ubisoft, Assassin's Creed. Art (R)Evolution, significa tante cose diverse. Anzitutto un primato: un videogioco entra per la prima volta in un museo italiano. Anzi, in due (dal 2 ottobre sarà coinvolto anche lo spazio Wow).
Ci entra come opera a sé, celebrata nella sua essenza unica, distintiva e matura. Ma pure con la sua peculiare appartenenza a un presente in cui tutto, a partire dagli artefatti culturali, trova valore aggiunto nella propria dimensione connettiva, nella capacità di esprimere un sistema più ampio. Proprio questo aspetto rivela il secondo senso di una mostra che è il coronamento di un percorso.
Non solo o non tanto perché Milano è il traguardo di un itinerario espositivo che ha già attraversato le città italiane presenti nel gioco, Firenze, Roma e Venezia, quanto perché Assassin's Creed. Art (R)Evolution è nell'intenzione dei suoi curatori, Debora Ferrari e Luca Traini, il prosieguo ideale di Neoludica. Art Is a Game, l'evento che indagò sulla legittimità artistica del computer game alla 54esima Biennale.
Ed ecco scoperto il terzo significato della mostra: pur non prescindendo da ragioni commerciali – il gioco ha venduto nel mondo 30 milioni di copie, «ma può l'arte dirsi separata dai suoi mecenati?» chiedono Ferrari e Traini –, Assassin's Creed. Art (R)Evolution scompone il medium digitale nei suoi elementi costitutivi, esibisce il suo "farsi" e dà una fisicità alle sue intuizioni visive, ai "dipinti", agli artwork che lo compongono trasferendone la file art, con intento filologico, su legno, tela, crystal o skybond.
Le opere di un artista come Ludovic Ribardière, tratte dal gioco, o quelle realizzate ad hoc di Samuele Arcangioli o E-dward Paul Quist, che della serie espandono e integrano i confini, permettono così allo spettatore «un tempo di osservazione immersivo come il gioco, ma non dinamico, per osservarne con la durata necessaria tutte le sfumature»: nel caso di Assas-sin's Creed un caleidoscopio di epoche, discipline e rimandi, fra il Rinascimento italiano e la rivoluzione americana, la storia dell'arte e l'universo sintetico.
La mostra tuttavia non tenta di dedurre la levatura di quel caleidoscopio dalla legittimità dei sui componenti – sarebbe come nobilitare il cinema attraverso il teatro –, ma di rintracciarne lo specifico, la potenzialità (interattiva) proprio fra quelli nascosta. Ecco perché durante il periodo di allestimento (fino all'11 novembre) sono previsti workshop di gioco e conferenze a tema con personalità provenienti dal mondo accademico e artistico, espressioni di una mutata sensibilità nei confronti della game culture. Il significato più profondo dell'evento milanese è allora qui: se è sempre più importante strutturare un approccio interpretativo appropriato a un secolo in cui arte e tecnologia saranno viepiù inscindibili, Art (R)Evolution ripropone la questione dell'artisticità del computer game sull'agenda di oggi. Le risposte riguarderanno il domani.



http://www.luukmagazine.com/it/2012/09/29/art-revolution-lestetica-degli-assassini-approda-a-milano/

Art (R)Evolution: l’estetica degli assassini approda a Milano























Il videogioco non è solo entertainment. È un media, un’espressione culturale, un generatore di emozioni, visioni del mondo, idee e storie. È la nuova arte del XXI secolo.



In mostra quadri, filmati, installazioni, postazioni interattive e modelli storici leonardeschi per esplorare la serie di Assassin's Creed che ha fatto dell’Arte e della Storia il suo centro e la sua missione.

Art (R)Evolution, titolo dell’esposizione temporanea di Assassin’s Creed presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, è un progetto curato da Debora Ferrari e Luca Traini legato a Game Art Gallery (lo scorso anno ha portato l’arte dei videogiochi alla 54 Biennale di Venezia) con E-Ludo e la partecipazione al concept di Riccardo Hofmann, per leggere e approfondire arte e cultura contenuta nei videogiochi.
Al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano si vedranno uncentinaio di opere tra quadri, filmati, allestimenti. Il più importante museo tecnico–scientifico italiano, che fin dalle sue origini favorisce il dialogo tra arte e scienza, ospita vere e proprie opere d’arte contemporanee di un singolo videogioco riconoscendone il valore culturale e artistico.

Inoltre dal 2 al 23 ottobre, presso il WOW-Spazio Fumetto di Milano, ci sarà la sezione Comics e grafica di Assassin’s Creed per creare un circuito nella capitale lombarda, integrando per il pubblico la visione del museo temporaneo di Assassin’s Creed che si espanderà per la città.

Il museo temporaneo e gli eventi hanno il patrocinio di importanti università e accademie italiane in primo piano nelle ricerche e nei piani di studio verso l’importanza culturale e professionale del medium videoludico.
Tra luglio e settembre mostre e presentazioni - in gallerie d’arte e presso enti partner- hanno toccato le città vissute nel gioco come Roma e Firenze.
La mostra presenta un centinaio di opere originali firmate dagli artisti di Ubisoft, che dal 2007 a oggi hanno lavorato ai diversi episodi del videogioco. Le opere, anche se realizzate in digitale, vengono proposte in materiali fedeli alla tipologia d’immagine, grazie alla partnership con Demart, e il pubblico potrà godere di veri quadri in tela, in affresco, in plexiglass, in legno, in pelle, in fine art e inmosaico.

Anche altri artisti contemporanei danno un importante contributo all’interpretazione della ricchezza culturale di Assassin’s Creed.
Massimo Giuntoli con l’opera Osmosi dà nuova vita ai video della saga con un’architetturale di luci. Samuele Arcangioli ha progettato e realizzato la Macchina dei ritratti, una stanza di 4 metri in cui il pubblico si trova ad attraversare le diverse identità dei soggetti principali della serie.
Edward Paul Quistartista di Brooklyn, presta appositamente un’opera della sua recente ricerca sul codice genetico con un video fortemente collegato alle emozioni del protagonista all’interno dell’Animus.

All’interno dell’esposizione sono anche esposti due modelli storici di macchine di Leonardo da Vinci della collezione del Museo della Scienza, la Macchina volante ad ali battenti e l' Artiglieria a otto canne per esaltarne la presenza e la sua genialità nel videogioco.

Due postazioni da gioco su PC – create appositamente da Mirco Ferrari Labs – permetteranno al pubblico di accedere a workshop specifici e vedere le interviste agli sviluppatori di Assassin’s Creed.



ASSASSIN'S CREED A MILANO LA MOSTRA TRA ARTE E VIDEOGIOCO

08 ott 2012 — Giuditta Avellina
Art (R)Evolution, il museo temporaneo di Assassin’s Creed, è il titolo dell’esposizione temporanea al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologi in cui si vedranno un centinaio di opere tra quadri, filmati, allestimenti ispirati al celebre videogioco
"Il videogioco non è solo entertainment - si legge nella copertina del libro. È un media, un'espressione culturale, un generatore di emozioni, visioni del mondo, idee e storie. Alcuni dicono anche che i game designers hanno catturato i meccanismi arcani dell'apprendimento. Il videogioco contamina la pedagogia, la comunicazione, la pubblicità, l'intera iconografia dell'immaginario contemporaneo, l'arte". Ma un videogioco può essere considerato arte?
Sì, secondo i creatori della mostra di Assassin's Creed Art (R)evolution che hanno posto la domanda a chi studia l'arte e a chi per primo si è interessato di game art. Art (R)Evolution, il museo temporaneo di Assassin's Creed,  è il titolo dell'esposizione temporanea al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologi in cui si vedranno un centinaio di opere tra quadri, filmati, allestimenti particolari.
Contemporaneamente al WOW-Spazio Fumetto di Milano nel mese di ottobre -dal 2 al 23- ci sarà la sezione Comics e grafica di Assassin's Creed per creare un circuito nella capitale lombarda, integrando per il pubblico la visione del museo temporaneo di Assassin's Creed che si espanderà per la città.
La sezione al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci presenta un centinaio di opere originali firmate dagli artisti di Ubisoft, che dal 2007 a oggi hanno lavorato ai diversi episodi del videogioco. Le opere, anche se realizzate in digitale, vengono proposte in materiali fedeli alla tipologia d'immagine, grazie alla partnership con Demart, e il pubblico potrà godere di veri quadri in tela, in affresco, in plexiglass, in legno, in pelle, in fine art e in mosaico. Anche altri artisti contemporanei danno un importante contributo all'interpretazione della ricchezza culturale di Assassin's Creed.


http://atcasa.corriere.it/Tendenze/Se-ne-parla/2011/11/16/neoludica-arte-videogames.shtml

Videogames, arte incompresa


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Le dame, i cavalier, l'arme e gli amori (digitali). Se pensate che i videogames siano solo un passatempo per ragazzini, cresciuti con il mouse in mano e poca voglia di studiare, vi sbagliate... probabilmente. A sostenerlo è una fonte autorevole come la Biennale di Venezia, che ha dedicato quest'anno al mondo dei videogiochi un'ampia e strutturata riflessione.
Prendendo spunto dalla profetica frase di Duchamp - " Art is a game between all people of all periods" - alcune realtà attive nel settore comeMusea Game Art GalleryE-Ludo Lab e Fabbrica Arte, con la partnership di Centro Candiani, hanno intrapreso una ricerca in prima mondiale dimostrando che i videogames, come Opera Multimediale Interattiva, possono essere considerati una forma d'arte ancora incompresa.
L'esposizione Neoludica. Art is a game 2011-1966, evento collaterale della 54. Biennale d'Arte(Sala dei Laneri, Santa Croce 131 Venezia fino al 27 novembre) raccoglie e identifica scientificamente i processi e i risultati che si possono definire con il neologismo italiano Neoludica. Sin dagli anni '90 infatti, gli artisti italiani hanno dimostrato un precoce interesse nei confronti di questo settore dell'entertainment, che, nonostante la diffidenza con cui viene trattato dai media (e dalle associazioni genitori), coinvolge e appassiona grandi masse, sperimentando interessantiavanguardie in campo creativo.
Sei le sezioni, trentatré gli artisti, quindici i curatori per un progetto vasto realizzato con un budget prticamente inesistente, grazie al contributo dei tanti supporter. L'ottimo esito corale, che è sfociato in una serie di iniziative parallele e nella pubblicazione del libro Arte e Videogames a cura di Debora Ferrari e Luca Traini appena pubblicato da Skira, dimostra come il gioco, o meglio il videogioco, sia un territorio fertile di unione e sperimentazione.
Non a caso negli ultimi anni ha ampiamente influenzato il cinema ma anche la letteratura, la musica e la pittura. E persino la fotografia, un'altra arte che - come il videogame - ha faticato parecchio prima di essere considerata tale.
Troppo realtà per i teorici dell'800.Troppa fantasia per i detrattori contemporanei del videogame.
Al di là dello stereotipo, addettrandosi nelle dinamiche profonde di questa materia, ci si può accorgere quanto si sia evoluta nel tempo, a partire dal basico modello Pac-man degli anni '80. Il videogioco di oggi sviluppa con raffinatezza trame, linguaggi, ambientazioni e personaggi, capaci di evocare atmosfere intense e impostare nuovi modelli estetici. Dalla rivisitazione mitologica, all'analisi della società contemporanea, dalla nuova fantascienza al pop più dettagliato. Per grandi (e ancora per piccini) il videogioco NON E' una perdita di tempo, sostengono i gamers di tutto il mondo, prima di cominciare a giocare una entusiasmante - ennesima - partita.
SALA DEI LANERI Santa Croce 131 Venezia fino al 27 novembre 2011
Orario: dalle ore 10.00 alle ore 18.00
Chiuso il lunedì, Ingresso libero
A cura di Debora Ferrari e Luca Traini


256 pagine, Skira 2011 € 26,00
Sofia Lauro

16 novembre 2011





I videogiochi sono una forma d’arte. Ne sono convinti Debora Ferrari, critica d’arte, e Luca Traini, storico e scrittore, creatori di Neoludica e fondatori di Games Art Gallery. Che sono riusciti in una missione impossibile: far ospitare alla prossima Biennale di Venezia un’intera sezione dedicata ai giochi elettronici. L’evento, Art is a Game 2011-1966, verrà realizzato con la collaborazione di Andrea Ferrari, Ambra Bonaiuto, Salvatore Mica, Salvatore Fallica di E-Ludo, insieme a numerosi partner. Già un paio di anni fa avevano organizzato Art of Games, nella città di Aosta, la prima mostra al mondo in cui i videogiochi erano apertamente riconosciuti come arte.
Il programma di Neoludica non si ferma però con la presenza alla Biennale, ma prevede workshop, manifestazioni e mostre che vogliono indagare sulle connessioni tra videogames e arte. Il calendario di eventi è già molto ricco, ma l’obiettivo è quello di rendere Neoludica un vero centro di ricerca sui videogame. Intanto si è partiti il 29 gennaio da Catania, durante la tappa del Global Game Jam con il team di sviluppo E-Ludo (ne abbiamo parlato qui). A Genova, presso il Palazzo Ducale, è andata in scena una mostra dedicata ad Assassin’s Creed. Si proseguirà poi il prossimo 24 febbraio a Roma, all’Università La Sapienza, dove nell’ambito della manifestazione Archeoludica, Neoludica terrà una conferenza con gli studenti per parlare dell’osmosi tra arte, tecnologia e videogiochi. Tra gli ospiti è prevista la partecipazione di Lorne Lanning, game designer di successo che grazie alla bellezza dei surreali scenari di Oddworld, è stato tra i primi a creare videogame considerati arte. Per maggiori informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale di Neoludica.

Sergio Pennacchini


3 febbraio 2011







Dal 6 giugno fino al 27 novembre, i videogame vanno in scena alla Biennale con la mostra Neoludica: Art is a game 2011-1966. Per la prima volta nella sua centennale storia, la 56 mostra internazionale d’arte di Venezia fa spazio al medium più importante degli ultimi anni.
di Matteo Bittanti e Debora Ferrari

Per una associazione culturale di Siracusa, una cooperativa culturale di Varese e uno studio di Aosta specializzato nella progettazione di eventi, essere alla Biennale di Venezia è come aver vinto l’Oscar. In primo luogo perché ideatori e promotori del progetto provengono tutti da quel substrato italiano capace di trasformare il nulla in risorsa, di mettersi in gioco, rischiare in proprio, pensare a un futuro in espansione, collaborare, cambiare. E perché il progetto riesce anche a far assegnare per la prima volta il bollino di Evento Collaterale alla città operaia di Mestre e al Centro Culturale Candiani. Infine perché sul piano dei contenuti si è riusciti a portare i videogiochi in una delle manifestazioni dedicate all’arte più importanti al mondo: il luogo dove Picasso fu censurato cento anni fa, dove è approdata la Pop Art tra lo sgomento, dove correnti e movimenti hanno fatto parlare di sé, sempre. Ecco cosa rappresenta Neoludica. Art Is A Game 2011-1966, della 54° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia 2011, diretta da Bice Curiger e da lei titolata ILLUMInazioni-ILLUMInations. «L’arte è un gioco, diceva Marcel Duchamp, e i giochi sono arte. L’ingresso dei videogame nella danza delle Muse ha arricchito questa relazione: i videogiochi sono un’arte e hanno avuto negli ultimi anni un impatto determinante sulle altre arti: dal cinema alla letteratura, dalla musica alle arti visive – spiegano Elena Di Raddo e Alessandra Coppa, due dei curatori. Si collocano al crocevia tra forme produttive e culturali molto differenti, ed è proprio l’anomalia di questo incontro/scontro che li rende così interessanti. Neoludica. Art Is A Game 2011-1966 è un evento che vuole esplorare a fondo queste relazioni».
Il team messo assieme è davvero di livello: quindici fra collaboratori e curatori di età fra i 25 e i 50 anni, per un progetto iniziato 18 mesi fa. Due le sedi, come dicevamo a Mestre e Venezia, sei le sezioni, trentacinque gli artisti. Un impegno lavorativo epico di questi tempi, con budget inesistenti rispetto alla qualità dell’evento, ma con tanti partner e supporter che contribuiscono con materiali, iniziative. Arrivando a una collaborazione capace di coinvolgere tutta Italia, da Aosta e Varese a Catania, Siracusa, Foggia, passando per Venezia e Genova. «Anche nel metodo di lavoro abbiamo sfruttato le tecnologie a disposizione», dicono Salvo Mica e Salvo Fallica di E-Ludo Interactive di Catania. «Riunioni in Skype, documenti condivisi con Google e via discorrendo. Abbiamo utilizzato tutte le risorse del Web per calendari e incontri, scambi di ricerche e produzioni grafiche». Gli artisti invece sono sia italiani sia stranieri e qui di seguito ne citiamo solo alcuni. Si va da Auriea Harvey e Michael Samyn, ovvero Tale Of Tales (XL 46), coppia belga autrice di diversi videogame innovativi come The Path e del manifesto per la pittura in 3D, al collettivo milanese Molleindustria, che dal 2004 realizza giochi in flash ad alto contenuto di satira politica e sociale. Senza dimenticare due figure di spicco come Lorne Lanning e Sharry McKenna, gli ideatori della serie di Oddworld, giochi splendidi e onirici che hanno segnato gli anni Novanta, o lo scultore armeno Mikayel Ohanjanyan, vincitore del Premio Targetti, fondato nel 1993 per promuovere la creatività dei giovani artisti che utilizzano la luce artificiale come strumento espressivo. Poi c’è Paolo Della Corte, fotografo ritrattista, Marianna Santoni, maestra nell’elaborazione delle immagini digitali, Samuele Arcangioli, che ha ritratto game designer come Will Wright e Shigeru Myiamoto. Ma anche Massimo Giuntoli, artista e creativo legato al mondo dei videogame, Gabriella Parisi, videomaker e designer, Jan Vormann, artista tedesco che col suo Dispatchwork colma le ferite del tempo sui palazzi storici con i mattoncini della Lego, Marco Cadioli, reporter dalle zone di guerra digitali (XL 8), Carlo Zanni che opera fra Milano e New York mischiando pittura, Web e istallazioni e infine Antonio Riello, che già nel 1997 realizzò la prima opera d’arte in Europa in forma di videogioco: Italiani Brava Gente. Insomma, un evento che mette in luce la forza di una nuova corrente che potremmo chiamare “neoludica”, termine nato proprio per definire questo tipo di arte. E che mette a disposizione del pubblico tutte le sue sfaccettature. L’intento è di provocare un dibattito, di imporre i videogame come forma d’arte non ancora compresa dal mondo culturale. Ecco cosa si cela dietro i mille sforzi di Musea GameArtGallery E-Ludo Lab per contagiare finalmente la Biennale con il medium più importante degli ultimi anni.

24 giugno, 2011





In Biennale per indagare il rapporto tra videogame e altri media, dalla musica al cinema

Che il videogame sia una (nuova) forma d’arte sta diventando un ritornello. Tuttavia che al coro si aggiungesse l’ammissione fra gli eventi collaterali della 54ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia non era affatto scontato. Tant’è, Neoludica. Art Is a game 2011 - 1966” è l’evento deputato a sancire l’ingresso ufficiale della musa interattiva alla Biennale (alla Sala dei Lanieri, Santa Croce 131, dal 1 giugno al 27 ottobre e presso il Centro Culturale Candiani di Mestre fino al primo di novembre). 

Scopo dell’appuntamento, in prima mondiale, è
esplorare a fondo le annose e sempre più pervasive relazioni fra il medium videoludico e le altre discipline, dal cinema alla musica, dalla letteratura alle arti visive. Con un archivio dedicato a 45 anni di console, sei sezioni espositive con 34 artisti coinvolti, itinerari di realtà aumentata e un focus italiano a testimoniare la precoce sensibilità dei nostri autori verso le potenzialità dell’intrattenimento digitale interattivo, “Neoludica” va nondimeno a toccare un punto sensibile.

Per quanto ne rilevi un linguaggio e una specificità,
 tuttora il mondo culturale fatica a riconoscere al videogioco lo status artistico. Perché? Alla questione saranno dedicati dibattiti e analisi (oltre a diversi interventi, uno dei quali durante la prima notte bianca dell’arte, il 18 giugno). In fondo «l’arte è un gioco tra tutti gli uomini di tutte le epoche». Lo diceva Marcel Duchamp, non Lara Croft.


13 giugno 2011




Imagine you arrive at school one day and all the kids are cheering on the teacher in a game of "Mario Kart". Is this a joke? No!Welcome to reality

Despite the woe-sayers, these days it’s old-fashioned to view videogames solely as a form of entertainment, and a damaging one at that, denying the evidence to the contrary. If film is the muse of our times, videogames are the art of the digital era

This is what many academics, artists and curators think, as demonstrated in the "Neoludica. Art is a game" project, conceived by Musea Game with E-Ludo Lab and E-Ludo Interactive, a candidate for the nextBiennale in Venice.
Emilio Cozzi, Vogue Italia, February 2011 (no. 726), p. 98

Italian english translation
 by Soget
02/14/2011










13/07/2011
Neoludica, lo stato della GameArt a Venezia

ALESSANDRA C

Il concetto di GameArt è a tutt’oggi estremamente vago. I due elementi che si trovano a una certa distanza sono gli arthouse game e gli artisti che utilizzano il medium video ludico. Sotto quest’ultimo cappello troviamo pittori e fotografi o visual artisti decisamente interessanti come John Paul Bichard, Palle Torsson,Todd Deutsch o, i miei preferiti, il collettivo russo AES+F. 

È difficile trovare un collegamento tra gli artisti che producono, a volte in serie e del tutto anonimamente, artwork per l’industria dell’intrattenimento elettronico e gli artisti che utilizzano il mezzo, a volte stravolgendolo totalmente, per produrre la propria opera. Forzando il concetto sarebbe come paragonare la macchina del cinema hollywoodiana con la video arte.
 

Anni fa mi capitò di poter chiedere a Shigeru Miyamoto, padre di Super Mario, se si potesse considerare il videogioco come una nuova forma artistica. Lui mi rispose, in modo molto lapidario, no! Ma allora come possiamo considerare, solo per citare alcuni titoli commerciali come “REZ”, “Child of Eden”, “Batman Arkham Asylum” o le desolate lande di “Shadow of the Colossus”.
 

A fare un po’ di chiarezza ci prova
 Neoludica, Art is a game 2011-1966, evento collaterale della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia, progetto ideato e prodotto da Musea Game Art Gallery con E-Ludo Lab e Fabbrica Arte, in partnership con il Centro Candiani. 

L’evento si propone di mettere in luce la forza artistica che unisce i vari aspetti del variegato tema neoludico, partendo dalla riflessione che la fotografia d’arte del 900 ha ispirato e contaminato i vari ambiti creativi contemporanei. Secondo i curatori di Neoludica, il ruolo che ha il videogioco nell’ambito dell’arte oggi, si può sintetizzare con una lungimirante frase pronunciata da Marcel Duchamp: “Art is a game between all people of all periods” Mentre il dibattito, a volte assai acceso, su come i videogiochi siano una forma d’arte ancora poco compresa dal mondo culturale/accademico, Musea_GameArtGallery_E-ludo Lab intendono creare una connessione per identificare scientificamente i processi e i risultati definibili Neoludica. Dall’arte videoludica, analogica e digitale, in fotografia e in video, tattile e immateriale, al repertorio di quarantacinque anni di console, in sei sezioni espositive con trentatre artisti.
 

“Italians do it better!!” è il Padiglione alternativo italiano, curato da Matteo Bittanti e Domenico Quaranta, che racchiude gli artisti nostrani che si confrontano con i videogame come cultura e mezzo, soggetto e oggetto della propria pratica.
 

La sezione “Archetipi e Paesaggi” fa entrare lo spettatore nelle dinamiche del videogioco commerciale, rivelandone i diversi piani d’ispirazione in un percorso di quindici titoli e trenta art work. Neoludica arricchisce le sue visioni con “Game Art consoles nella storia”, un percorso storico nell’hardware video ludico, un viaggio che segna tappe importanti nell’evoluzione del medium… in fondo Shigeru Miyamoto, prima d’aver immaginato l’universo di Zelda, resta un designer industriale.
 


L’esposizione “Neoludica. Art is a game 2011-1966” è divisa in due sedi, nella Sala Di Laneri, Santa Croce 131 a Venezia, fino al 27 novembre 2011, a ingresso libero, a Mestre al Centro Culturale Candiani fino al 31 ottobre 2011.




Da Novi Ligure alla Biennale
I videogiochi diventano arte
MILANO, 19 agosto 2011
Nella cittadina piemontese si celebra il 40° anniversario del primo videogame sportivo commericale, Pong. A Venezia "Neoludica: Art is Game" e una caccia al tesoro per le calli

VIDEOGIOCHI IN LAGUNA — Molto diversa e sensibilmente più ambiziosa è la chiave di lettura proposta dai curatori di "Neoludica: Art is a Game", che hanno avuto la sfrontatezza di proporre una sezione dedicata ai videogiochi nientemeno che alla Biennale di Venezia. “Se è vero, come diceva Marcel Duchamp, che l’arte è un gioco e i giochi sono arte - spiega Luca Traini, uno degli autori della mostra - allora i videogiochi sono l’ultima forma d’arte apparsa sulla terra e la Biennale, la più importante mostra internazionale d’arte contemporanea del mondo, non può esimersi dal raccontarla!”. Un pensiero, questo, che deve aver convinto gli organizzatori della 54ª Mostra Internazionale d’Arte ad inserire, tra gli eventi collaterali ufficiali della Biennale, proprio quest’inedita esposizione. “Neoludica”, realizzata con la collaborazione di Aesvi (associazione che riunisce e rappresenta i produttori di videogiochi in Italia) e delle principali “major” dell’industria (Microsoft, Sony, Nintendo, ma anche sviluppatori come Walt Disney, Warner Bros o Activision), è un evento complesso, che si articola in due mostre, interattive ed espositive (una a Venezia, nella “Sala dei Laneri” in calle Santa Croce, l’altra a Mestre, nella sede del “Centro Culturale Candiani”) e un originale percorso di “realtà aumentata”, tra le calli di Venezia, percorribile mediante l’ausilio di un semplice smartphone su cui sia stato istallato un programma di lettura di “codici QR” (codici a barre bidimensionali, che possono essere letti con la fotocamera del telefonino), posizionati dagli organizzatori in punti “strategici” della città, come in una sorta di originale “caccia al tesoro” tra le calli più suggestive della Serenissima. La mostra sarà gratuitamente visitabile sino al prossimo 27 novembre.






Bellezza e moda donna - MarieClaire
 16 Dicembre 2011

Pacman e Tetris: un'arte

Troppo grandicelli per continuare a (video)giocare? Ad assolverci ci pensa Neoludica.

Febbre da Hungry birds? Addiction da videogames? Cliccata compulsiva da Fifa 2012 (perdipiù condivisa dai figli)? A sollevarci dai sensi di colpa arriva Neoludica - arte e videogames, fresco di stampa da Skira, catalogo dell’omonima visitatissima mostra alla Biennale di Venezia curata da Debora Ferrari e Luca Traini, da poco conclusa. Esplorando con un caleidoscopio di immagini e istallazioni i rapporti tra arte e videogioco, Neoludica ci fa scoprire con sollievo che persino pacman e tetris possono essere forme d’arte, anche se non ancora del tutto comprese dalla cultura ufficiale. A partire dalla dimensione interattiva, cui l’arte tende fin dalle installazioni ambientali degli anni Sessanta, e che oggi si sviluppa nell’arte digitale attraverso le videoinstallazioni. Ma a darci l’assoluzione definitiva ci pensa Massimo Giuntoli, uno dei 33 artisti della collettiva, che in You can’t stop (uno dei capitoli), legittima tra i tanti possibili compagni di giochi anche il computer.
Anche lei teme l’addiction da videogame?
«Confesso di essere rimasto vittima a suo tempo perfino dell’ormai arcaico e asettico tetris. Così ho esorcizzato il timore reinterpretando quel videogame in una delle opere di Neoludica. E affrontando il tema del senso di colpa che gli adulti provano nel lasciarsi coinvolgere da passatempi tipo i videogiochi (tempo sottratto ad attività più legittimate dal consenso sociale, come il lavoro, lo studio, il bridge) quasi che giocare a pallone, a golf, o a scacchi, fosse cosa più consona agli adulti.
Ma i videogames sono un'arte? 
Certo che sì. Ogni nuovo media suggerisce e sviluppa strumenti espressivi e linguistici che finiscono prima o poi per generare percorsi di vera e propria arte. È accaduto con la fotografia e col cinema, ora tocca ai i videogiochi, che hanno caratteristiche senza dubbio innovative e originali rispetto agli altri media, primo tra tutti l’interattività, sempre più presente nell’arte contemporanea.
Dunque l’arte per lei è stato un ottimo pretesto per continuare a giocare...
Sì, sono stato fortunato. In una società come la nostra è facile farsi bloccare dai sensi di colpa quando la propria ricerca non è strettamente finalizzata a una committenza, a un progetto con un esito garantito dal mercato. Ma conservare una disposizione ludica verso ogni nuova sfida, mantenere una buona dose di immaginazione infantile nel prefigurare idee e soluzioni, si è sempre rivelato un approccio vincente, almeno per me.
Qualche esempio?
Nell'immaginare progetti di arredo urbano sono partito da una semplice constatazione: per gli adulti l’accesso alle aree dedicate al gioco è off limits, tranne nei casi in cui accompagnino i bambini, gli unici autorizzati all’uso di scivoli, dondoli, e varie attrezzature ludiche. Mentre per i piccoli utilizzatori i designer e le aziende sono andati sperimentando sempre nuove soluzioni in termini di ergonomicità, estetica e sicurezza, sviluppo di abilità psicofisiche, per gli adulti zero. Così, schiavo del proprio contegno, dell’immagine di sé che è tenuto a presentare al mondo civilizzato, l’individuo, una volta cresciuto, gioca e si muove sempre meno, perdendo progressivamente quelle abilità che potrebbero aiutarlo a invecchiare meglio, e che un ambiente urbano progettato per stimolare comportamenti ludici e disinibiti gli potrebbe garantire. Proprio per questo ho progettato e realizzato arredi urbani, attrezzature e spazi ludici finalmente accessibili anche ai grandi, com’è il caso di Optikal Bike, installazione dedicata alla città ciclabile, un vero e proprio gioco visual che invita il passante a cogliere forme e simboli allineando con lo sguardo diversi elementi geometrici. Oppure Soundarx, una serie di archi sonori disposti lungo una pista ciclabile, in grado di generare una sequenza di note che ogni ciclista percepirà in base alla velocità e al proprio senso di percorrenza.
E per tornare alla video art, c’è già un effetto Neoludica, dopo Venezia? 
Il primo è che il videogioco ha fatto il suo ingresso ufficiale nel ghota dell’arte contemporanea. Solo l’inizio di un’avventura che si preannuncia densa di avvenimenti: la curatrice Debora Ferrari sta intercettando segnali di grande interesse da musei e mostre, oltre che da un’utenza sempre più allargata. Tutti gli appuntamenti sono sul sito di Neoludica: il primo, alla Triennale di Milano il prossimo febbraio, per la presentazione di questo libro.  










L’arte è un videogame. Gli artisti Neoludica lo dimostrano
Appare poco nel panorama culturale italiano un “rapporto qualificato e verbalizzato” tra le arti figurative e la piattaforma multimediale dei videogame. Il dibattito è aperto sulla loro essenza artistica, ma intanto Musea_Game Art Gallery sta cercando di creare una connessione coraggiosa e identificare scientificamente i processi e i risultati definibili arte. Per questo è nata Neoludica, che dopo l’esposizione alla Biennale di Venezia dal 4 giugno fino al 27 novembre 2011 presso il Centro Culturale Candiani, resta agli annali con un catalogo Skira.
Neoludica promuove, diffonde e persegue l’opera scientifica intrapresa dall’istituzione italiana Game Art Gallery (e dagli altri partner co-promotori) che dal 2008 svolge un apprezzato lavoro di ricerca scientifica, produzione e contatto tra il mondo dei cultori e creatori delle GAME ART in rapporto alle arti figurative, organizzando convegni e conferenze in ambito accademico e artistico.
Il catalogo della mostra è stato realizzato da artisti e autori, che ne hanno offerto un’anticipazione il 24 settembre presso la Sala Dei Laneri a Venezia con una visita speciale della mostra, dedicata all’esercito di creativi ed informatici, reclutati per realizzare i giochi, dietro cui si muove una vera corrente filosofica. Il catalogo che Skira ne ha realizzato, con il contributo di tutto il collettivi di artisti Neoludica, si presenta proprio puntualizzando “Neologismo italiano neutro plurale”, come vuole il ludus (oggi usato in poesia)!
E dopo la scoperta della Neoludica Philosophy (per mano e pensiero di Luca Traini e Debora Ferrari) prosegue con un indice che si sfoglia proprio come se fossimo davanti ad un video a giocare: PLAY – REW – REC – FORW – EXTRA CONTENT – BONUS – PAUSE consentono di esplorare “art is game” dal 1966 al 2011. Non solo videogiochi, dunque, ma anche anacronosmi contemporanei, interazioni, emotività, comunicazione, contenitori (espositivi e letterari), archetipi e paesaggi, nonché cinema.
E’ infatti proprio durante l’ultimo festival cinematografico di Venezia è stato aperto un canale preferenziale per esplodere il concetto dell’arte del videogioco anche come effetto speciale al servizio della settima arte. Sono molti, tra l’altro, i giovani varesini che negli ultimi quindici anni sono stati assoldati dall’industria dell’immagine in movimento (uno su tutti il grande Alessandro Tibiletti!).
Ci apprestiamo a sviscerare con i guru del game il neoludico, che è in noi, alla Triennale di Milano nell’anno che si appresta. In attesa di incontrarli a Varese.

Ombretta Diaferia

26 dicembre 2011


André Villers. La Perspective du Ventre


Risultati immagini per album villers
FONDACO DELL'ARTE
30/07/10 > 17/10/10 - Venezia 
In esclusiva per l’Italia la mostra di 120 opere curata da Arte Communications, Fabbrica Arte e Musea, dedicata agli 80 anni di uno dei maestri della fotografia del Novecento: André Villers, nato a Beaucourt, in Francia, nel 1930, dal 1953 fotografo personale di Pablo Picasso.
"Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".
Da questa semplice proposta del genio spagnolo, trasformatasi poi in vera e propria comunione d’arte e di intenti col giovane André, avrebbe preso vita tutta una serie di memorabili ritratti di Picasso in pubblico e in privato.
A questo primo formidabile sodalizio sarebbero seguite numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e Butor, anch’essi fatti propri dalla Rolleiflex di Villers insieme a una foltissima schiera di altri protagonisti della cultura europea del secolo scorso: da Simone de Beauvoir a Le Corbusier, da Guttuso a Fellini, da Boulez a Ponge.
Alla raffinata elaborazione psicologica del ritratto nel corso degli anni si sarebbe aggiunta, come contraltare sempre di altissimo livello, tutta un’articolata produzione sperimentale, in parte riconfluita nel filone principale della sua opera come fotoelaborazioni: “Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che m'interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell'ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l'umore”.
Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. La "Prospettiva del Ventre" diviene così una sorta di architettura nell’occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi.
Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell’arte fotografica prima dell’era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica.
Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l’immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l’esistenza dei soggetti rappresentati.
Di particolare importanza, fra le numerose pubblicazioni e le esposizioni in tutto il mondo: “Portraits de Picasso” con testo di Jacques Prévert (1959); “Diurnes”, esperimenti fotografici e montaggi in collaborazione con Picasso e con testo di Prévert (1962); “Ombres des sculptures de Giacometti” (1966); “Pliages d’ombres”, album con testo di Michel Butor e mostra alla Gallerie Materasso di Nizza (1978); “Hommage à Picasso”, esposizione a Mougins (dove ha vissuto a lungo e ha sede il museo della fotografia a lui dedicato) di fotografie sue e di David Douglas Duncan (1979); “Bouteilles de survie”, con testi di Michel Butor (1983); “Picasso-Villers”, mostra al Museo Picasso di Parigi (1993); “Originalphotographien und Photocollagen von 1953-2000”, mostra alla Galerie Stephen Hoffman di Monaco di Baviera (2005), mostra alla galleria Rex Irwin Art Dealer di Sydney nel maggio scorso e nello stesso periodo alla Villa Aureliana del Frejus e a Nizza.
Le più recenti esposizioni in Italia sono state curate da Fabbrica Arte e Musea nel 2008 ad Aosta e a Varese.
Le foto di André Villers sono presenti a livello internazionale in tutti i musei dedicati a Picasso.

L’esposizione è arricchita da Album Villers, edito da TraRariTipi, un volume d’arte che raccoglie per la prima volta in modo esaustivo sia l’opera fotografica che quella artistica di questo straordinario personaggio e artista tuttora attivo in Provenza.
La monografia, particolarmente preziosa e ideata da Debora Ferrari e Luca Traini in collaborazione con lo stesso Villers, riporta pagine critiche, biografiche, scritti dell’artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro.

Il luogo della mostra è il Fondaco dell'Arte, storico edificio veneziano sorto tra la fine del '500 e gli inizi del '600.
Venezia, città legata storicamente al commercio, ereditò dal mondo arabo la tipologia architettonica del fondaco e la trasferì in laguna affinché i mercanti potessero soggiornare e usarne gli spazi come magazzino.
Il tipico impianto strutturale, dato da ampi spazi senza pareti divisorie, ne rivela la destinazione.
Fondaco dell'Arte, gestito da Arte Communications, ha il fascino della facciata in pietra a vista e delle pareti interne nude e ha ospitato Hong Kong e altri paesi nelle precedenti Biennali.
Tra gli elementi caratterizzanti i grandi lucernai sul tetto dai quali filtra la luce naturale e le colonne marmoree che sorreggono antiche capriate in legno e si affaccia sul Canal Grande, nelle vicinanze di Palazzo Grassi.


André Villers. La Perspective du Ventre

Periodo: 30/07/10 - 17/10/10

FONDACO DELL'ARTE
San Marco 3415
Venezia 



ArteVarese

02-08-2010

André Villers, festa di compleanno in Laguna

André Villers, sipirito creativo, fotografo conosciuto in tutto il mondo per aver lavorato a stretto contatto con Picasso, è ospite a Venezia fino a ottobre con la rassegna intitolata 'Prospettiva del ventre'. / GALLERY


Dettaglio del manifesto della mostraDettaglio del manifesto della mostra
Il maestro a San Marco - Varese ha avuto la fortuna di conoscerlo, di ammirare i suoi scatti come una lunga pellicola cinematografica che ripercorre le personalità del XX secolo. 120 immagini in bianco e nero, volti e sguardi che hanno fatto e segnato le vicende culturali del mondo negli ultimi decenni. André Villers, grazie ad Arte CommunicationsFabbrica Arte eMusea, ha la fortuna di festeggiare l'importante traguardo degli 80 anni nel fascino della città lagunare più famosa al mondo. E i festeggiamenti non potevano che essere all'insegna della sua arte, della sua amata fotografia. La mostra 'La prospective du ventre', ospitata negli spazi di Fondaco dell'Arte di Venezia, rimane aperta al pubblico fino a metà ottobre.

Dal 1953 una nuova vita - "Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. La'Prospettiva del ventre' diviene così una sorta di architettura nell'occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi. Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell'arte fotografica prima dell'era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica. Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l'immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una

Una sala della mostraUna sala della mostra
miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l'esistenza dei soggetti rappresentati", spiegano i curatori della mostra.

Gli inizi - Un incontro fatidico nel '53 con Pablo Picasso che segna deifinitivamente la strada del giovane André: "Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti". Col tempo il suo percorso si amplia e intraprende diverse strade, partendo dagli insegnamenti e dal modello del maestro. "Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che m'interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell'ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l'umore", ha dichiarato Villers in merito alle sue fotoelaborazioni. Sulla strada della vita e della fotografia, in un continuo e stimolante intreccio, il francese incontra anche i volti di Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, 

Alan Jones alla mostra venezianaAlan Jones alla mostra veneziana
Ionesco, Aragon e Butor.

Una cornice degna di nota - L'atmosfera veneziana è già di per sè un mondo magico, fatto di profili e sagome avvolte nella nebbia o illuminate e luccicanti al sole. Il luogo, il Fondaco dell'Arte, in cui trova spazio la mostra dedicata al maestro francese è storico edificio veneziano sorto tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Venezia, città legata storicamente al commercio, ereditò dal mondo arabo la tipologia architettonica del fondaco e la trasferì in laguna affinché i mercanti potessero soggiornare e usarne gli spazi come magazzino. Il tipico impianto strutturale, dato da ampi spazi senza pareti divisorie, ne rivela la destinazione. Un testimone della storia veneziana, direttamente affacciato sul Canal Grande, nelle vicinanze di Palazzo Grassi, impreziosito dai grandi lucernai sul tetto dai quali filtra la luce naturale e le colonne marmoree che sorreggono antiche capriate in legno.

L'esposizione è arricchita da ALBUM VILLERS, edito da TraRariTipi, un volume d'arte che raccoglie per la prima volta in modo esaustivo sia l'opera fotografica che quella artistica di questo straordinario personaggio e artista tuttora attivo in Provenza. La monografia è stat ideata da Debora Ferrari e Luca Traini in collaborazione con lo stesso Villers, riporta pagine critiche, biografiche, scritti dell'artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro.


'LA PERSPECTIVE DU VENTRE'
André Villers photographe et artiste_photographer and artist ritratti da Picasso a Fellini, fotoelaborazioni e découpages

Fino al 17 ottobre 2010
Fondaco dell'Arte di Venezia
San Marco 3415
Eventi speciali: curatori in mostra, visite guidate, conferenze portatili e degustazioni
27 agosto h 18 | 24 settembre h 17 | 8 ottobre h 17
Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19
info@artecommunications.com
www.artecommunications.com
www.musea.it



Lara Treppiede


Visum






André Villers al Fondaco dell'Arte di Venezia
André Villers al Fondaco dell'Arte di Venezia
Fino al 17 ottobre 2010 al Fondaco dell'Arte di Venezia, ci sarannoquattro eventiIl primo è dedicato al fotografo artista francese André Villers con 120 opere, tra le quali 97 foto artistiche, 10 découpages degli anni 2000 e 7 collages del periodo 1990. La mostra  ha per titolo Le perspective  du ventre, in quanto Villers fotografava con una Rolleiflexche si impiega osservando da sopra. La monografia che accompagna l'esposizione è a cura dello stesso Villers, unitamente a Debora FerrariLuca Traini.
Anna Camia


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André Villers al Fondaco dell'Arte di Venezia
André Villers nato in Francia nel 1930, è uno dei principali fotografi-artistidello scorso secolo. Tutti  i ritratti pubblici di Picasso dal 1953, sono stati realizzati dal maestro che, in seguito, ha collaborato con Prévert, Cocteau, Hartung, César e Fellini, per citare solo alcuni nomi.

Il titolo dell'esposizione si riferisce all'impiego di quella straordinaria macchina fotografica che fu la Rolleiflex, che veniva appoggiata all'altezza del ventre, onde eseguire le inquadrature. 
Villers è stato certamente colui che ha creato capolavori d'arte fotografica prima dell'era digitale, creando foto di grande importanza artistica con l'ausilio della grande tecnica personale.
André Villers al Fondaco dell'Arte di Venezia

André Villers al Fondaco dell'Arte di Venezia
L'artista-fotografo ha avuto grandi mostre in tutto il mondo e molti testi pubblicati, tra gli altri Portraits di Picasso su testi di Prévert, Ombres de sculputures de Giacometti, la mostra dei suoi esperimenti fotografici in collaborazione con Picasso e Prévert, quella Homage a Picassotenutasi a Mougins dove ha sede il museo della fotografia che porta il suo nome.
Nel corso degli anni, Villers,  ha creato anche molto foto-elaborazioni e découpages, delle quali ce ne sono in mostra un certo numero, a selezione.

Una serie di foto è esposta sia cronologicamente, che con riferimento a alcune personalità. Per cui si inizia con 19 opere dedicate al grandePicasso, seguite da quelle dedicate a Prévert, César, Hartung, Leo Ferré, Fellini, Guttuso che è raffigurato con la sua tela I funerali di TogliattiAragon, Cocteau e Brassai. Altre invece non sono in ordine cronologico e mostrano gli artisti e i personaggi più noti del XX secolo nei vari campi, come Joan Mirò, Hans Arp, Calder, Salvator Dalì, ma anche il celebre pianista Sviatoslav RichterGraham Green e il ritratto modificato di Jonesco. Altre foto degli anni '90 del '900, sono dedicateall'astrazione della natura, alle elaborazioni su testi di Buton, unitamente a foto degli anni '70, quando essere fotografati da Villers era un' imprimatur per la celebrità.
Le foto di Villers sono presenti in tutti i musei dedicati a Pablo Picasso.

Anna Camia 


exibart


Aosta - dal 22 maggio all'otto novembre 2009
The Art of Games. Nuove frontiere fra gioco e bellezza
CENTRO SAINT BENIN
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Via Bonifacio Festaz 27 (11100)
+39 0165272687
u-mostre@regione.vda.it
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Eventi in corso nei dintorni


La prima mostra mondiale che riunisce i più celebri artisti di videogames, proponendo la loro arte con circa 100 opere tra quadri, schizzi, interazioni multimediali, video, console, musica, proiezioni. Gli artisti saranno presenti in Valle d’Aosta all'inaugurazione e tra giugno a ottobre per incontrare il pubblico in mostra. Sarà proposto un ricco calendario di appuntamenti.

Wired
























Videogiochi in (bella) mostra

Ad Aosta apre "The Art Of Games", la prima mostra italiana dedicata all'arte del videogioco. E a sorpresa si scoprono punti di contatto fra la concept art e i castelli valdostani.

 di Riccardo Di Stefano

Che quella dei videogiochi sia una forma d'arte degna di rispetto comincia a essere accettato da molti (noi lo diciamo da sempre). Sfidiamo chiunque a non riconoscere il valore artistico degli acquerelli di Okami, o dei fantocci di LittleBigPlanet, o dei voli pindarici di Flower. Solo per citare tre esempi tra i mille disponibili. 

Fino ad ora, però, in pochi si sono azzardati a passare dalle parole ai fatti. Così va a finire che si trovano in mostra nudi integrali di Madonna, ma non le concept art di Halo 3 o Guild Wars. In Italia, per fortuna, c'è chi ci prova: nelle sale dell'ex chiesa barocca sconsacrata di Saint-Bénin, ad Aosta, a partire dal 23 maggio è in scena "The Art Of Games: Nuove Frontiere tra Gioco e Bellezza", la prima mostra italiana ad ospitare opere di artisti del videogioco. 

Per capire come questo progetto abbia preso vita, abbiamo contattato Debora Ferrari, curatrice della mostra insieme a Luca Traini. 

W: Com'è organizzata la mostra? Sarà una semplice galleria di concept art, o c'è di più?
DF: C'è di più. Il cuore della mostra è un open space nel quale abbiamo affiancato fotografie di beni valdostani (ad esempio il castello di Graines) e concept art degli autori di videogame. L'ex cantoria della chiesa è invece stata attrezzata come spazio relax con una postazione Wacom a disposizione del pubblico. C'è poi la possibilità di assistere al 3D di animazione "In Volo, In Valle", realizzato da Mattias Hogvall, un short movie con un personaggio tratto dalle leggende valdostane. 

W: Come vi è venuto in mente di accostare cultura valdostana e videogame?

DF: Noi di Fabbrica Arte lavoriamo da anni per creare proposte di lettura delle arti in modo trasversale. I curatori, conoscendo la ricchezza culturale valdostana, hanno avuto l'illuminazione di proporre questa mostra con legame al gotico cortese dei castelli, proprio perché molte immagini degli artisti videoludici si ispirano al tardo gotico e al post-romanticismo. 

W: Qualche nome?
DF: Daniel Dociu (concept art per Guild Wars), John Wallin Liberto (Gears of War), Craig Mullins (Halo 3), e altri ancora... 

W: In che formato vengono esposte le opere?
DF: Le opere in mostra sono presentate come quadri, su tela seta crystal, proprio perché il loro mondo 'virtuale' entri in quello reale dell'arte contemporanea. Ma anche per dare a queste opere un futuro fisico, per un domani in cui non ci fossero fisicamente i software in grado di leggerne i lavori. 

W: Sarà anche possibile giocare?
DF: Sull'ex altare abbiamo allestito quattro postazioni di gioco (Xbox 360 e PlayStation 3) per mostrare il prodotto finito. All'ingresso, poi, un ' remote_planning' di Luca Traini traccia un percorso di 70.000 anni di storia culturale mondiale che hanno portato al videogame come lo conosciamo oggi.


Corriere della Sera

Aosta, in mostra l'arte dei videogiochi

«The Art of Games. Nuove frontiere fra gioco e bellezza» dal 22 maggio all'8 novembre al Centro Saint-Bénin

The Art of Games. Nuove frontiere fra gioco e bellezza, prima mostra internazionale della game art, l'arte dei videogiochi, debutta al Centro Saint-Bénin, ad Aosta: 13 artisti, oltre 100 opere d’arte tra quadri, schizzi, postazioni interattive, video, console, musica e proiezioni. L'esposizione, prodotta dall'Assessorato Istruzione e Cultura della Valle d'Aosta, viene inaugurata il 22 maggio alle 18, e resta aperta fino all’8 novembre 2009.
TAVOLETTA DIGITALE AL POSTO DELLA TAVOLOZZA - Videografica e fotoritocco, la tavoletta digitale al posto della tavolozza: l'artista multimediale media le esigenze delle case di produzione dei videogiochi con il proprio immaginario personale, per creare un'arte che sia «manovrabile», a portata di joystick. Nel percorso aostano sfilano incas, elefanti, samurai. E treni a vapore, donne-elfo e donne-angelo, comunque splendide, misteriose.

Alessandro Trevisani
21 maggio 2009


XL Repubblica

NEWS

In mostra ad Aosta
la sottile arte dei giochi elettronici

di Sergio Pennacchini
L'annuncio ufficiale risale a poche ore fa: dal 22 maggio all'8 novembre ad Aosta, al Centro Saint Bénin, si svolgerà la prima mostra mondiale che parla di videogame come una forma d'arte. Un ossimoro, almeno stando a Jack Kroll, firma del settimanale americanoNewsweek. Qualche anno fa infatti scrisse che "i videogiochi sono un divertimento innovativo e coinvolgente, ma privi di quella complessità di emozioni che è propria dell'arte". Debora Ferrari e Luca Traini, curatori della mostra, la pensano evidentemente in maniera diversa. Alla manifestazione verranno esposte oltre 100 opere tra quadri, interazioni multimediali, video, proiezioni, schizzi. Singolare la selezione dei titoli: LostStar Wars,Splinter CellQuakeDevil May CryIron Man,Sean WhiteRainbow SixMystPrince of PersiaAssassin's CreedDeus Ex Tomb Raider. Non resta quindi che aspettare il 22 maggio per saperne di più







http://www.arte.rai.it/articoli/the-art-of-games/1840/default.aspx








ArteVarese

14-07-2008

E' arrivato Villers!

Tre mostre, tre fotografi. Allo spazio ThQU - Brentart l'atteso maestro Andrè Villers, accompagnato da Mélanie Andre e da Karen Berestovoy, entrambe amanti della stessa arte / GALLERY

Brenta:
Sperimentazioni fotografiche di VillersSperimentazioni fotografiche di Villers
L'arte dello sguardo - Sono più di cento le immagini fotografiche che verranno esposte allo spazio ThQU - Brentart a partire dal 19 luglio. Dopo la presentazione e la mostra ad Aosta, l'anteprima alla varesina Credit Suisse lo scorso aprile, è arrivata la data tanto attesa. Il noto Andrè Villers, fotografo di Beaucourt arriva, grazie a Fabbrica Arte a Brenta, dove il nuovo spazio espositivo ospiterà il frutto di una vita vista tramite l'obiettivo. 

Chi è Andrè - A Brenta una galleria di uomini illustri del '900. Andrè Villers onesto, sorridente con gli occhi furbi e vispi di chi ha fatto della vita un campo di battaglia, un terreno da cui raccogliere i risultati di un duro lavoro, delle avventure dell'esistenza d'artista, ma anche e soprattutto saper cogliere dalle persone che gli sono passate accanto caratteristiche e dettagli che ha saputo far proprii e che vengono esaltati nelle sue fotografie. Volti, sguardi, attimi di vita spontanei, opere d'arte famose, sorrisi e pose quasi caricaturali. Questo è quello che si legge nelle immagini di Villers. Nei lavori di un uomo che ha avuto la fortuna di incontrare Pablo Picasso e da questo ricevere l'incarico di diventarne il fotografo ufficiale. La gioia nel sgattaiolare tra gli artisti, i poeti, i registi, i letterati di un'aria artistica che non c'è più. Di quel mondo creativo in cui i nomi eccellenti erano Joan MiròJean Cocteau, Renato Guttuso, Federico Fellini, Hans Hartung, Le Corbusier e tanti altri.
Villers e il mondo - Dalla nativa Francia, il fotografo ha portato le sue sperimentazioni, i suoi personaggi in tutto il mondo, da quando nel 1963 Monsieur Vacher, l'allora presidente della Kodak lo invita ad esporre nella sua galleria a Parigi. Corposo è l'elenco dei paesi che hanno ospitato mostre dell'artista francese; ora tocca all'Italia, dopo l'ultima visita nel 2004 con un'esposizione a Lissone e una a Roma curata da Flaminio Gualdoni, 'Picasso, io & gli altri. Mostra fotografica di André Villers'. Ad un passo dagli ottant'anni, Andrè Villers ama ancora l'arte fotografica con tutti i 'giochi' che essa permette, con il divertimento nella camera oscura. Accanto alle fotografie in mostra anche le prove artistiche, di collage ai decoupage, frutti della stretta vicinanza con il maestro spagnolo e alla voglia di scoprire che li accomunava. A Mougins, paese della Costa Azzura, dove Villers abita, trova anche fisicamente spazio la sua passione all'interno del 'Musée de la Photographie André Villers', dove sono raccolti antichi oggetti fotografici e spesso sede di mostre dedicare ai colleghi.  

'Michel Butor', ph. Mélanie Andre'Michel Butor', ph. Mélanie Andre
In  compagnia - Dal 19 luglio al 18 agosto nella 'sala dell'utopia', al terzo piano dell'antica filanda, trovano spazio altre due fotografe. La francese, nipote del noto artista, Mélanie André con 'Univers d'artistes' e la varesina Karen Berestovoy con 'L'anima degli oggetti', rayograph. La prima presenta una serie di 15 scatti che sulla scia del maestro Villers, ricalca le personalità artistiche internazionali viste nei loro studi. Sarà lo stesso Andrè il soggetto di alcune immagini, intento nel suo lavoro, attento all'oggetto di una vita, la macchina fotografica. Ma anche l'altro grande amore del fotografo,Chantal Villers, compagna di vita e artista anch'essa. E ancora i primi piani di personalità comeMichel Buton, il grande poeta e scrittore francese, o Pierre Leloup, noto designer, o ancora pittori quali Jacques Truphemus e Michel Carlin con scorci del suo atelier. E ancora un'altra donna, Karen Berestovoy, nome conosciuto negli ambienti espositivi varesini. In questa occasione la fotografa propone una box light, una vera e propria scatola di luce realizzata con la tecnica del rayograph. Sperimentazione fotografica che prende atto senza pellicola, direttamente in camera oscura, dove si agisce sulla carta con diversi oggetti. E' questo che avvicina Andrè Villers a Karen Berestovoy. La capacità di cercare sempre nuove vie di fare arte, utilizzare i fondamenti di una tecnica per trovare vie alternative. Giochi di luce come effetti non voluti, come raggi non cercati. Andrè Villers dunque affiancato da due artiste che una per i soggetti, l'altra per le sperimentazioni tecniche lo indagano e approfondiscono. E non ci sono limiti in tutto ciò; l'arte libera della fotografia guidata dalla grande passione per questa.


'REFLEXions dans les chambres d' André Villers
Il fotografo di Picasso. I volti della cultura del Novecento'
THQU Brentart

Via Scarpin, 2 
Brenta (Va)
thqu.brentart@gmail.com
orari: martedì - domenica 15-19
inaugurazione sabato 19 luglio ore 18,30
mostra a cura di D. Ferrari, C. Tisselli, L. Traini
info: 380.4368571
fabbrica-arte@libero.it
www.melanieandre.com


Lara Treppiede



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A 35 anni dalla scomparsa di Picasso (8 aprile 1973) e a 55 anni da quando il Maestro conobbe il suo giovane fotografo, questa prima mostra interamente dedicata al grande Pablo viene presentata nella sede Private Banking del Credit Suisse di Varese all’interno della consolidata rassegna “Grandi capolavori a Varese” ideata nel 2005.
Oltre alle straordinarie foto con Picasso vengono esposti due ritratti inediti di Renato Guttuso nel 1973, appositamente stampati dal maestro Villers per la mostra varesina.
TraRari TIPI ha pubblicato una prestigiosa monografia su André Villers, a cura di Debora Ferrari e Luca Traini, con la collaborazione di EUROTRAVEL di Aosta che per l’occasione verrà presentata al pubblico.

Pablo Picasso nel 1954 gli propose "Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".
Le sue più recenti mostre in Italia sono state nel 2004. Fabbrica Arte onlus e le edizioni TraRari TIPI porteranno sue grandi mostre in Italia durante tutto l’arco del 2008, a partire dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta (giugno-ottobre) e in seguito ospite del centro ThQU di Brenta (luglio-settembre). 

André Villers è nato nel 1930 a Beaucourt, in Francia. Il suo primo incontro con Pablo Picasso è avvenuto 55 anni orsono, nel 1953 a Vallauris. Con l’artista inizia a collaborare a “Les lettres Francaises” ritraendo scrittori e pittori come Prévert, Léger e Chagalle. Si stabilisce a Vallauris e inizia i primi esperimenti fotografici in comune con Picasso. E’ del 1959 “L’Album photographique Portraits de Picasso” con testo di Jacques Prévert, mentre risale al 1962, “Diurnes”, esperimenti fotografici e montaggi in collaborazione con Picasso e ancora con testo di Prévert.
Negli anni seguenti, illustra “Fatras” di Prévert e presenta al Centre Culturel de rue Mercoeur, a Parigi, la mostra “Ombres des sculptures”, dedicata a Giacometti. Nel 1970 si trasferisce con la moglie Chantal a Mougins. In questi anni pubblica “Les Hangués” con Daniel Schmitt, iniziando una collaborazione che culminerà nel 1998 con “La Barbe des Saisons”, i “Pliages d’ombres”. Nel 1981 espone la serie Jacques Prévert alla Fondation Nationale de la Photographie di Lione e pubblica “Portraits de Picasso”, “Drôle de vie” e “Prévert-couleurs”.