venerdì 30 gennaio 2015

LE CORBUSIER Siège tournant / Chaise longue

Tutti i cilindri di Le Corbusier portano a Ronchamp?


A posteriori, a questo approdo doloroso sembrerebbe proprio giungere questa sedia  superba della sua rotondità, del suo essere una torta ben riuscita.


C’è come l’obbligo di restare composto. E Gulliver infatti - o Modulor in persona, se volete - verrà sottoposto a interrogatorio proprio su questa sedia.


 Chaise longue invece offre un dolce quasi asimmetrico relax a Modulor, quando si stanca di essere la misura di ogni cosa.


Come gli antichi dei tutti umani abbandonavano la notte le architravi dei templi - di cui erano il metro - rifugiandosi nei penetrali, nelle celle, così, alla luce del giorno, delle finestre luminose di Villa Savoye, Modulor si lascia dolcemente irrigare dal sonno, dimentico per attimi, eterni, dello sforzo immane dei pilotis.




lunedì 26 gennaio 2015

PERIFERICA, ART IS ACT

anche gli artisti legati al progetto Neoludica di Game art Gallery

nel Festival di Arti interattive a Roma


Dal 16 al 21 Febbraio 2015
@ Fusolab 2.0
Viale della Bella Villa, 94
Periferica – Art Is Act è il festival di arti digitali interattive organizzato dall’Associazione Fusolab con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Turistica di Roma Capitale che si svolgerà dal 16 al 21 Febbraio 2015 sia all’interno dell’associazione, sia in alcuni spazi pubblici della periferia Est di Roma.
Periferica – Art Is Act intende costruire nuove visioni e narrazioni collettive della realtà urbana mixando media tradizionali e strumenti collaborativi ed interattivi che favoriscano l'interconnessione tra il territorio e la Rete. Periferica si propone come interfaccia tra territorio e cittadino, tra locale e globale, tra artista e spettatore, tra reale e virtuale attraverso l'ibridazione e il mash up di linguaggi artistici plurali e forme espressive diversificate che abbiano come collante e filo conduttore il concetto di interazione.
L'Arte Interattiva è una forma d'espressione artistica che comunica senso unicamente in presenza di partecipazione attiva del pubblico, lo spettatore diviene interattore, il suo corpo parte integrante e perturbatore dell'opera; l'opera stessa non vive, non esiste, se il fruitore rimane passivo. Lo stesso concetto si può mutuare nella città che prende forma, vive e cresce se e solo se i suoi abitanti partecipano alla sua costruzione e al suo sviluppo: ed è proprio l’immagine del panorama urbano come di una creatura che si anima grazie all’interazione con coloro che la abitano che ha suggerito il nome di questa prima edizione del festival, denominata “Urban Breaths”, ovvero Respiri Urbani perché incentrata sull’arte come foriera di aria e vita nuova per la città.
LIVE SET DI MUSICA ELETTRONICA, LIVE VJ SET, DANZA E VIDEO TEATRO, LIVE CINEMA, VIDEOMAPPING ACHITETTURALE, ARTE GENERATIVA, INSTALLAZIONI INTERATTIVE, SOFTWARE E NET ART, GAME ART, GIOCHI PERVASIVI URBANI, approfondimenti culturali con WORKSHOP, LABORATORI BAMBINI, PANEL E PRESENTAZIONI, si avvicenderanno nella penultima settimana di febbraio con una densissima programmazione di oltre 60 appuntamenti.

Game Art Gallery, coinvolta nel comitato scientifico, rappresenterà i propri artisti del progetto Neoludica con una installazione di opere a parete e delle postazioni interattive.
Nel   2014, per  il trentennale  della creazione di Tetris  di  Pajitnov, Game Art  Gallery  ha creato con i propri artisti  una  parete di  opere  di game  art  e  concept  art  ispirandosi  a Tetris  per  materializzare il digitale,  per offrire  nuove visioni  dell’arte  contenute  nel videogame,  per  riproporre  il tema  L’ARTE è IN GIOCO divenuto lo slogan di tutta l’attività critica, per far comprendere la nuova era dell’ARTEINMENT in cui l’opera d’arte sarà sempre più interattiva. Una parete di opere di cm 30x30 (l'installazione continua a crescere) offre la multiforme varietà delle pratiche artistiche che vivono dentro e dietro le opere interattive videoludiche, dalla pixel art alla concept art, dalla game photography alla deviant art. Accanto alla parete statica, per permettere a chi non pratica le arti interattive di soffermarsi a comprendere l’arte che le fa vivere, la cornice digitale di Lostinpixel (Luca Roncella), la postazione di We Are Muesli con Cave! Cave! Deus videt, la postazione di Streamcolors e di Giacomo Giannella coi Giganti, le postazioni con i titoli artistici di Ubisoft Valiant Hearts e Child of Light per i bambini, la videoproiezione di artwork e di clip videoludiche di game art. Saranno disponibili anche i taccuini di game art realizzati dagli artisti con 13sedicesimi e il libro Effetto di Massa di Francesco Toniolo, edito recentemente da TraRari TIPI_Game Art Gallery.

Neoludica è anche media partner insieme a Gamesearch.it 

ARTISTI
Samuele  Arcangioli    •  Luca  Baggio  •  Emanuele  Bresciani   •  Fabio Corica  •  Paolo  Della  Corte  •  Matteo  De Petri  • Giacomo Giannella • Massimo Giuntoli • Emanuele La Loggia • Giovanni Maisto • Daniela Masera • Riccardo Massironi • Serena Piccolo • Rosy Nardone • Gabriella  Parisi • Mauro Perini • Luca Roncella • Giuditta Sartori  • Filippo Scaboro  • Cristian Scampini  • STREAMCOLORS  • Claudia Tuci Tuciax  • Federico Vavalà • WE ARE MUESLI • Mattia Zarini


Instagram: http://instagram.com/perifericafest



DIGITAL NETWORK




"Without these abstract shapes we would not have all our everyday’s square-angled structures (doors, windows, pictures, screens, etc.). Similarly, without the agricultural revolution of 10,000 years ago, and the birth of cities stemmed from the invention of bricks (or of squared stones), we would not have the culture of pictures"...


Photo: Luca Traini  2015 ©

mercoledì 14 gennaio 2015

NUMERO ZERO: FARE I CONTI



Scrivere uno “zero” al secondo. Per 8 ore al giorno. Per 63 anni e 153 giorni. E al principio del 154° raggiungere un totale di 2.000.000.000 di “zero”.

Una o uno, che a questo fine abbia fatto uso di tutti i giorni della sua vita, lavorando 8 ore quotidiane non consecutive dai 14 agli 82 anni, somma quindi nove “zero” dopo un 2.

Difficile superare 3.000.000.000 di “zero”. Impossibile, 4.

Se poi si comincia a risparmiare le domeniche, scalare dai 2.000.000.000 poco più di 285.000.000 di “zero”. Disimpegnando gli interi fine settimana: meno 571.240.000 “zero”.

Una vita lavorativa media di 30 anni coi limiti cui si è appena accennato: neppure 700.000.000 di “zero”.

Per hobby, un’ora al giorno, come ginnastica: 1.314.000 “zero” all’anno.



Misura standard per il disegno di uno zero: 1 millimetro quadro.

Un foglio 145 millimetri per 205: 29.725 “zero”.

100 pagine (fronte e retro): complessivi 5.945.000 “zero”.



Lettura ad alta voce di una sequenza ininterrotta di “zero” per una quantità di tempo indefinita. Contarli uno per uno. Avendo cura, sentendo di essere prossimi alla fine, di tornare all’inizio ed aggiungere una cifra. A piacere. Se no, non vale.

Chi viene dopo può semplicemente aggiungere "uno" all’ultimo “zero”. E andarsene.



Considerare per un attimo un numero infinito di “zero” e pensare a un tempo infinito per cui moltiplicare quest’attimo.

Concludere che, forse, la somma di “zero” ottenuta moltiplicando l’attimo per il tempo infinito è uguale al numero infinito di “zero” del singolo attimo.

Concludere che, forse, la cifra infinitamente infinita di “zero” dell’attimo per il tempo infinito sia superiore al semplice infinito del singolo attimo.

Concludere quindi che, forse, è impossibile concludere.



Sommare “zero” più “infinito” più “impossibile”


Luca Traini  (1998)


A still unwritten drama on the scientific use of writing – Main characters: Protagoras (in favor), Socrates (against) // Intermission: poems by Theognis // Act II: variations on excerpts from Euripides, “Palamedes”(the supposed inventor of letters, numbers and chess) // Finale withdeus ex machina: Demiurge-Programmer + Software-Conference on Plato’s Good + Hardware-Platonic solids composed by the School of Sicyon = Neo-Platonic use of Plotinus + Brahmagupta’s Zero: to be different, equal and binary


 
Dramma non ancora scritto intorno all'uso scientifico della scrittura - Protagonisti: Protagora (favorevole), Socrate (contrario)/ Intervallo: poesie firmate di Teognide/ Secondo atto: variazioni su frammenti da Euripide, "Palamede" (inventore presunto di lettere, numeri e scacchi)/ Finale deus ex machina: Demiurgo programmatore + Software Conferenza sul Bene di Platone + Hardware Solidi platonici composti dalla Scuola di Sicione = Uno neoplatonico di Plotino + Zero di Brahmagupta: essere diversi, uguali e binari


martedì 6 gennaio 2015

WOMEN WANT MOZART





Due lettere dal Club delle Dame di Parigi (1778?)

 
LETTERA COLLETTIVA PRIMA

Recitativo: E così, Mozart caro, non sareste soltanto ciò che resta di un piccolo delizioso incantevole automa Louis Quinze, ma un compositore di genio Luigi Sedici, statua di Salisburgo, affamato di fama a Mannheim?  Bramate di uscire dall’oscurità ritrovando la Ville Lumière? E allora sbrigatevi che l’era dei salotti delle dame ormai volge al termine!
E forse é giusto che ci colga il sonno fra le pagine di D’Alembert, dentro un quadro di Boucher…
Abbiamo combattuto a lungo, sapete? E vinto: a Rocaille, a Versailles, nella vostra Meissen, come in Baviera: ascoltate “Talestri amazzone guerriera” di Maria Antonia principessa di Monaco!
Montesquieu scriveva: “E’ rimasto un solo sesso: tutti siamo nell’animo donne”. Due anni fa perfino un eroe, il Cavaliere d’Eon, sceglieva la femminilità pur restando virile (ma questo si vedrà: per ora ha ammesso di aver lottato e vinto vestito da uomo, pur essendo del nostro sesso).
Ma temiamo che il nodo gordiano di questo fatato gioco di specchi sarà presto reciso. Nella società di nuovo dei maschi forse di nostro resterà solo il “bon ton”. Perciò
Coro: Baci, e saluti, e decidete presto
Il catalogo delle dame è questo:
Aria: Princesse Carrignon
Marchesa Calvisson
Madame de Manchon
Duchessa di Bourbon
Duchessa d’Aguillon
Contessa Lillebonne.

W. A. Mozart, "Basta; vincesti: eccoti il foglio." KV 486 (1778).
Testo di Pietro Metastasio, "Didone abbandonata", II,4.
Edita Gruberová, soprano. Wiener Kammerorchester, György Fischer.
 
 
 
LETTERA COLLETTIVA SECONDA
 
Recitativo: Pregiato Wolfango, noi aristocratiche, noi ricche, noi sole, comunque sole, come dame rinascimentali, tentammo dunque una nuova umanità? Noi anche Lisinga cinese, Ircana persiana – anche voi amate, capite, comprendete le donne e l’Oriente da cui nasce la luce – noi alla corte della zarina Elisabetta, di Caterina, dove la festa del potere fu donna, dovremo tornare dall’Arcadia alla sala parto, a una povera e spoglia riproduzione del mondo – con la “o” maschile?
Amadé caro, a voi la preghiera e il compito di farci rinascere nel canto, di farci fuggire ancora una volta dal serraglio sulle ali della musica, che è donna.
P.S. Progressista adorabile, se verrete nell’Ile de la Cité, potrete conoscere anche un altro giovanissimo genio, femmina e donna, come vostra sorella. Si chiama Olympia de Gouge.
Scriveteci allora, e presto, presso Faubourg St. Germain, Rue de l’Université.
Coro: In attesa di risposta e di un dialogo
Con piacere s’invia un altro catalogo:
Aria: Princesse de Condé
Princesse de Jurrenne
Contessa di Tessé
Duchessa Mazarin
Madama d’Epinay
Madama Saint Julienne.



PAST THE OUTSKIRTS OF INFINITY

 
Jimi Hendrix
 
 
"Oltre le periferie dell'infinito" non puoi che danzare, continuare a innestare elettrodi nella carne, nello spirito, perché ci fu un tempo che anche l’elettricità era spirito, come l’interruttore dello Zaire che Mohamed Alì poteva premere e tornare a letto prima che la luce fosse spenta, quando la luce è ancora mito e a mezzanotte, anche a mezzanotte, tu vedi i lampi nella Casa Rossa, non puoi che vedere lampi, aurore boreali e nebbia purpurea negli occhi di una donna-volpe-sirena-angelo.
 
Jom, "Joachim Müllerchen, Memorial of Jimi Hendrix "

Com’è che ci sono queste pause eterne dopo le canzoni? Perché il nastro della batteria torna a girare nel senso giusto che è quello sbagliato che è l’opposto del nastro rovesciato di Are You Experienced? Il vento grida “Mary” e quella non c’è più. E anche Janis Joplin muore.
Ci sono lunghi intervalli in cui bisogna morire, è così, sennò la gente non ci crede. Si dovrebbe stare con i piedi ben in terra invece di rotolare sulla Terza Pietra dal Sole. Magari  morire senza essere soffocati dal vomito, aspettare l'83 invece del '70.
E’ certo, esistono morti stupide come guerre, ma non è la vita quella che conta, voglio dire quella dell’arte, Wild Thing, Fire?
La tua biologia avrà per me sempre il corpo di una chitarra elettrica con la sua teoria di stringhe, Star Spangled Banner.
E poi e ancora ”Mi pulisco gli occhi per vedere un giorno/ La mia testa fra le nuvole, i miei piedi ovunque".


CURA E MALATTIA DEL GENIO


La musica di Hugo van der Goes


Hugo van der Goes, Edward Boncle in adorazione della Trinità (part.), 1480 c.a

Parlerò di come ho immaginato la musica di un pittore che amo, curato col canto da quanto agli altri parve follia.

Ho sempre sfogliato con tenerezza il volume dei Maestri del Colore dedicato ad Hugo van der Goes,  perché la biografia in bianco e nero riportava solo qualche notizia strappata al silenzio prima dei suoi accessi di malinconia feroce. Restava segnata qualche traccia del successo di un artista inquieto - dovevi investire nel tessile, fiammingo, e sei rimasto prigioniero della trama di una tela: non avevi neanche trent’anni e, nel 1468, figuravi già tra i migliori salari per le decorazioni delle nozze fra Carlo il Temerario e Margherita di York. Decano della gilda dei pittori di Gent nel 1474, confermato nell’incarico fino al 15 agosto del 1476, ma, già nell’autunno del ’75, frate converso nel convento degli agostiniani presso Bruxelles: lo studio innamorato del nudo de "Il peccato originale" diventava la slavina umana alle falde della montagna nuda de "Il compianto di Cristo". I profeti aprono lo scenario della sacra rappresentazione dell’"Adorazione dei pastori" e poi quella profusione di ori nell’"Adorazione dei Magi", figlia delle ricchezze – e dell’arte – dei mercanti fiorentini. Il priore del convento, padre Thomas, chiude un occhio ma tu sei ossessionato dall’Antico Testamento, dal Vitello d’oro cui hanno consacrato la loro vita gli agenti commerciali dei Medici, come Tommaso Portinari. E il "Trittico Portinari" è il tuo capolavoro e, contraddizione dell’Arte che pretende la consunzione, forse lo termini in convento. Ora è il momento della musica: Gilles Binchois, "Amoreux suy" per il ritratto della giovane figlia del committente, Margherita, fulgida bellezza bionda accanto alla madre diafana; "De plus en plus" la santa omonima col libro e il dragone e la Maddalena, con gli unguenti che non guariranno. La natura morta di fiori – gigli rossi e aquilegia, iris bianchi e garofani che alludono a tragedia e immortalità – e il covone di frumento che è l’eucaristia, “Betlemme”, letteralmente “Casa del pane”, per te amaro. Eppure convitati e angeli sembrano cantare la “Missa Ecce ancilla Domini” di Dufay, diretta dal mio René Clemecic, dall’”antico” Clemencic Consort sulla quinta traccia dell’ LP e del CD, quel maestoso finale del “Kyrie”. Poi, Hugo, ci dovrà essere quell’impassibile "Ritratto di donatore con S. Giovanni Battista" o "La morte della Vergine" mentre il tuo priore dispone il coro per cercare di rasserenarti, inventando la musicoterapia. Ma il pane non può essere spezzato su una tavolozza di colori. Alle mani giunte in preghiera deve essere strappato il pennello. La stessa cosa accade a Botticelli più o meno negli stessi anni.
Tu, come scrive il tuo compagno di noviziato Gaspard Ofhuys, vinci l’autodistruzione e la condanna di Dio ed esci dalla “frenesis magna” per morire, come si dice, “sano di mente”. Forse volevi diventare anche musicista ma non ne avesti il tempo. Il genio vuole provare tutto prima che sia troppo tardi. Ed io, insano per la tua bellezza, a più di mezzo secolo, non posso fare a meno di dedicarti il Planctus o la Déploration di Ockeghem sulla morte di Binchois.

“Omnia vincit amor”.


domenica 4 gennaio 2015

QUANDO INSEGNAVO: MERAVIGLIOSE “150 ORE”



Serali di Arcisate (VA), sezione distaccata di Cuasso al Monte, luogo più vicino al cielo di tanti altri.


Classe composta in grande maggioranza di signore di mezza età, le mie preferite: adorazione reciproca.
Due spiccavano su tutte. Una, scoprii in seguito, era la madre di un mio amico compositore. Care signore... In quell’aria tersa, a parlare di storia a due passi dal sanatorio -soprattutto di storia, con i grandi eventi che ci volano sulla testa ma di cui siamo parte, sognando infiniti, eterni pomeriggi a degustare torte di mele, crostate; sorseggiando un the, un karkadè, un rosolio (non a caso sostituivo una signora che aveva un frutto per cognome).
Poche settimane soltanto.
Anni di speranze – anche geopolitiche – discrete.
Fine anno scolastico ‘86/’87.



Anno scolastico '87/'88
Precario, come sempre, ma da aprile con una certezza: tornare alle 150 Ore di Arcisate, questa volta nella sede centrale dedicata al re degli stuccatori del XVIII secolo, Benigno Bossi.

File:Sala degli Uccelli detail.jpg

Tre mesi, fino a termine esami.
Esperienza ancora più forte, importante: una delle poche cose belle (insieme a un dramma: Morte di Caravaggio) di un ’88 – numerologia a parte, in cui facevo bene a non credere – triste.
C’era un giovane panettiere, già fuori di per sé, costretto a orari assurdi per conquistare la licenza media: lo stronzo sotto cui stava lo fece lavorare pure la notte prima degli orali. Fortuna che bastava solo aver frequentato.
E un altro ragazzo, di una simpatia losca, che cercava di piazzarmi fantomatiche auto d’occasione.
Un camionista, a cui l’amante regalava Rolex d’oro.
Un campione di ciclismo in erba (sedici anni), che avrebbe vinto un campionato italiano su strada qualche anno dopo, senza però fare fortuna, perché troppo nervoso, come a scuola.
Una povera ragazza perennemente insultata dallo stesso, che per fortuna qualche volta reagiva.
Una brava signora sposata che quando ci voleva faceva una bella lavata di capo al ciclista.
Un signore oltre la mezza età dal silenzio anonimo ma solo in apparenza assente.
Due operai della fabbrica di cioccolato “Lindt” davvero simpatici e gioviali.
E i miei due alunni prediletti: un sindacalista della CGIL e un funzionario dell’MSI.
Il primo, perfetto esempio di lavoratore studente, dotato di quella naturale, pacata autorevolezza che ho sempre ammirato (un perfetto papà per chi, come me, non l’ha mai avuto). Voto finale: dieci.
Il secondo, invece, scriveva davvero bene: un temperamento artistico. Feci però l’errore di farglielo notare prima degli esami. Risultato: il tema della licenza venne infarcito della peggiore retorica mussoliniana. Peccato. Voto finale: nove.
All’intervallo, verso le 20 e 30, si andava tutti a farsi birretta & panino al bar della piazza, qualche volta a Bisuschio.
Io venivo a scuola in motorino o con l’Alfasud bianca di seconda mano.
Il primo giorno di supplenza, con i capelli allora lunghi e ricci e il completo di jeans, ero stato preso per uno studente: il massimo dei complimenti!
Tutti promossi con merito, anche la Valceresio inondata di sole che faceva sognare la Svizzera.