TEATRO

BRANI SCELTI DA

RESURREZIONE E MORTE DI JEAN-ANTOINE WATTEAU (1989)
Prologo ("Antoine Pater")
Quadro primo ("Gilles")
Quadro secondo ("Il contratto nuziale in campagna")
Quadro quarto ("L'autunno") Video
Quadro settimo ("L'imbarco per Citera") Video
Quadro dodicesimo ("La Finette")
MORTE DI CARAVAGGIO (1988)
'900 VAMPIRI _ NEW LIFE OF BELA LUGOSI (1993)
Sezione 6 Quadro I _ Lugosi e Murnau, "Januskopf", 1920
Tod Browing _ Freak Life
LE BREVI ORE UMANE DEL CANE E DEL CAVALLO DI CENERENTOLA (1999)
FRATELLO WOLFGANG SORELLA MOZART (2006)
Lettere collettive del club delle dame di Parigi
La sorella Nannerl (Wolfgang si sposa, lei no)
IL BISTURI E L'ARCHITETTO (Triennale di Milano, 1995)
Gli assi cartesiani sono un luogo di pace indescrivibile
Paradise or Purgatory? Crystal Palace
I DOLORI DEL GIOVANE SADE (1996)
Quadro primo, Et in Arcadia ego [ All the Aunts of the Marquis De Sade]
“Molto ardimentoso, ma molto dissoluto”
( L'Iliade de M.me Dacier? L'Homère de Marivaux? Les Tragiques d'Aubigné?)
VILLON (1992)
Détour: Meung Prigioniero del Romanzo della Rosa, prigioniero delle sue spine
Deux estions et n'avions qu'ung cuer_We were two and had but one heart
COME UN'AQUILA (OTTONE III) _ LIKE THE EAGLE'S (OTTO III) (1991)
Prologo ("Profetizza sopra queste ossa")
Atto primo, Scena prima e seconda ("Le parole della lingua doppia sembrano semplici")
Atto quarto, Scena prima ("Si rinnoverà come un'aquila la tua giovinezza")




RESURREZIONE E MORTE DI JEAN-ANTOINE WATTEAU 
(1989)


"Luca Traini ha creato una combinazione davvero curiosa e molto suggestiva:
ha messo insieme il teatro e la pittura. Ha dato la parola ai ritratti di gente sepolta
da secoli e li ha fatti dialogare con i pittori che li hanno dipinti o con altri
personaggi dei quadri usando uno stile lirico e rarefatto, delicatissimo"

Dacia Maraini, Amata scrittura, Rizzoli, Milano, 2000


Prologo
Appare "Antoine Pater".
In lontananza:  Tombeau pour Mr. de Lully di Marin Marais.




Antoine Pater
Signor Jean Antoine Watteau
A nome mio e di questo gelido volto di pietra su cui poso la mano
A nome di questi occhi certo non miei ma vostri
A nome di questa lunga parrucca bionda
Voi che tanto avete amato la maschera
A nome di questi bottoni che voi
E voi soltanto
Avete impedito di pagare quale obolo a Caronte
A nome di questa tenebra che la vostra mano ha reso così dolce
A nome mio e di questa luce non più mia né vostra
Addio
Vostro Antoine Pater
Che vi destò un certo interesse a trent’anni
E di cinque vi precede nella tomba

 Silenzio.
“Antoine Pater” svanisce.



Quadro primo
Luce. Sulla destra della scena Watteau, pallido e sudato. Veste una camicia slacciata che pende da un paio di calzoni a mezza gamba. Accanto a lui una sedia nera - o di paglia - sulla quale di tanto in tanto si riposerà.

Watteau
Io sono Jean Antoine Watteau
Morto di tubercolosi il 18 luglio 1721
Battezzato il 10 ottobre 1684
Anche se non ricordo con esattezza
Il giorno in cui sono nato
Uno degli artisti più amati del mio tempo
Ma
Con estrema fatica
E dolore
Faccio ritorno alla vita


Appare "Gilles".






Gilles
Come sei triste Gilles
Gli ultimi giorni a Parigi
Prima di fuggire
Li abbiamo passati insieme
In un buio scantinato

L’uomo a cavallo dell’asino
Rivolgendosi a Watteau, che non lo ascolterà, tutto preso nella contemplazione del suo Gilles. -Niente paura creatore
Facciamo noi la guardia al suo Gilles

Watteau
Gilles mi sei venuto alla luce
Che quasi ero cieco

L’uomo vestito di rosso
Strana bestia l’asino
Occhi nobili di pietà
Intelligenti

La donna spaventata
Povera piccola bestia
Non scalciarmi
Non scalciarmi

Watteau
Guarda l’uomo col cappello a cresta che ho dipinto dietro di te
Pieno di stupore
Ma tu Gilles
Sei così lontano

L’uomo a cavallo dell’asino
Fa sempre così creatore
Sempre
Ogni volta che torna col pensiero alla morte
La vostra
E siete morto così male

Guardate il mio asinello
Anche le bestie piangono sapete?
Confessatemi creatore
La ricordate voi la vita?
Quella vera
Fate conto che vi stia strizzando l’occhio
Quella tutta balli e canti

“Gilles” svanisce.



Quadro secondo

Appare "Il contratto nuziale in campagna". Crescendo musicale del Primo Movimento della Suonata No.2 per Violino di Élisabeth-Claude Jacquet de La Guerre




Curato Facendo silenzio Allora benedetti signori
Questo contratto di matrimonio
Lo vogliamo firmare?

L’uomo con la parrucca bianca alla destra del curato Signor curato
Qui ognuno pensa ormai alla festa
L’unione è benedetta da Dio e da questa bella giornata
Fate ballare questa benedetta penna

Fidanzato Che hai mia cara?

Fidanzata Il signor curato ancora non ha messo la firma
Sulla testa mi pesa
La corona di fiori



Riprende la musica con la Suite No.3 in A minor di Élisabeth-Claude Jacquet de La Guerre.
"Il contratto nuziale in campagna" svanisce.


Quadro quarto
Appare “L’autunno”.





Quadro settimo
Appare “L’imbarco per Citera”. Esistendo due opere con questo titolo si è qui prescelta la versione presente al Louvre.







Quadro dodicesimo
Appare "La Finette"



Watteau
Ricordo un ballo
Noi e la "Chaconne" del signor De Visée
Automi impalpabili
Un quadro danzante per la vostra tiorba, signora

Per alcuni secondi si avverte in lontananza l'eco dei primi accordi della musica, sempre più evanescenti, fino a scomparire.

(cercando di vincere il silenzio) Ti vesto dell’abito più bello
Ma il prezzo per vincere l’oblio lo conosci anche tu


La Finette
Antoine
Antoine
Ascolta





"La Finette" svanisce.








MORTE DI CARAVAGGIO


"Porto Ercole, 18 luglio 1610: la nave tanto attesa da Michelangelo Merisi da Caravaggio non verrà.
Il pittore sotto un sole accecante entra per l’ultima volta nella tenebra dei suoi quadri.
Tre pescatori osservano l’uomo, ma uno soltanto chiuderà gli occhi all’artista.
L’autore."

Luca Traini, Morte di Caravaggio, Lulu eBook
http://www.lulu.com/shop/luca-traini/morte-di-caravaggio/ebook/product-20579426.html?mid=social_twitter_pubsharetwitter









'900 VAMPIRI _ NEW LIFE OF BELA LUGOSI (1993)

Sezione 6 Quadro I _ Lugosi e Murnau, "Januskopf", 1920


Murnau Mezzo distratto mentre sistema cinepresa e set di "Januskopf"
Lei Lugosi ha una voce baritonale veramente possente
Peccato doverle strappare la lingua
La strappavano agli eretici prima di bruciarli

Lugosi
In teatro recitavo non solo per gli spettatori delle prime file
Ma anche per quelli delle ultime file della galleria
E c'era una certa esagerazione in tutto quello che facevo
Necessaria non solo nell'intensità tonale della mia voce
Ma anche nei cambiamenti dell'espressione del mio viso
Le prendevo forti come si suo dire


INTERVALLO Commento musicale Hanns Eisler, Kurt Tucholsky Rückkehr zur Natur

Murnau 
E' triste inevitabilmente
Schiacciare su un piano un corpo di muscoli nervi sangue
Fotocopiare i moti che stanno dentro fuori
Il piano non ha profondità

Rivolto a Lugosi Le sue guance rubizze
Questi occhioni
Queste mani violacee per il freddo
L'arcobaleno che sorge dalla tempesta sarà
Bianco
E nero
E basta

Tutto viene tagliato di luce ombra
Inevitabile sia così
I sogni sono così
Bianco e nero

Lugosi rivolto a un pubblico che non c'è
Recitando nel cinema scoprii
Che avevo molto da disimparare sullo schermo
Dove la distanza di un attore da ogni membro del pubblico
E' uguale soltanto alla sua distanza dall'obiettivo della macchina da presa

Ho scoperto che era assolutamente necessaria
Una buona dose di
Repressione





Tod Browning _ Freak Life

Sezione 9 Quadro I



[...]

A cinque anni sono scappato di casa
O sono stato rapito
Non so
E forse da più di quarant’anni mi aspettano
Forse no
Per molti anni il mio lavoro fu
Una ciliegia sul naso
La parrucca di un negro pellerossa
Una bombetta minuscola
E delle braghe maiuscole
Con due grosse bretelle
Che tirano su!

 

Così il tempo passò
Nel dire cose spiacevoli
In maniera benevola
E tutti ridevano

La mia guardia del corpo
Questa bella virago barbuta dietro di me
Diceva di essere la sorella di Eva
Io non ci credevo
Neppure quando ero piccolo così
Ma se lo facevi credere
Ti pagavano
E se ci credevano
Vincevi una bambola
Barbuta anche lei


Poi il circo Barnum
Partì alla conquista di Cuba o delle Filippine
E mentre il mio Paese
Conquistava il mondo
Io che da bravo pioniere
L’avevo tutto percorso
Entrai nella compagnia
“Il mondo della gioia”


Era divertente
Poveri ma allegri
Fino a notte fonda

Finché scoppiò la Grande Guerra
E uno spettacolo più grosso
Fece fallire il nostro


La guerra crea sempre una grande quantità di sogni
La guerra è un incubo reale
Per uscirne bisogna guardare in faccia la realtà

Per questo Hollywood
La sua produzione incessante di sogni
Crebbero come mai prima


Vedere per credere
Stessi monopoli di macchinario bellico
Lenti per cinepresa
Binocolo
Fucile da caccia
Mirare
Fuoco
Ciak
Si gira!

[...]





LE BREVI ORE UMANE DEL CANE E DEL CAVALLO DI CENERENTOLA

(1999)


[...]

ORA SECONDA

Cavallo

Di’ un po’, come te lo spieghi che i topi diventano cavalli, come me, e io cocchiere? Io di certo non li frusterò:

1) perché questa è una fiaba;
2) perché si va a una festa;
3) (ma in realtà – bella questa parola - 1) perché io non frusto i miei simili anche se cambio aspetto.

E' la sostanza quello che conta, non è vero?


Cane

Bello anche questo aggettivo. Anch’io resto un cane pur avendo preso forma di un lacchè [sarà perché noi cani baciamo leccando  (e ora che ho anche le labbra potrei baciare con lingua – alla francese: ma è la favola di Perrault questa?)] e quella dei lacchè è sempre stata una vita da cani, tranne in questa fiaba, in questo viaggio verso il palazzo, la festa. E’ bene godersela finché dura questa realtà  virtuale, prima che quella reale riporti te nella stalla e me in una pozza di letame.


[...]


(primo frammento ritrovato di un dramma del 1999)





FRATELLO WOLFGANG SORELLA MOZART

Epistolario al femminile dissigillato in occasione del 250° compleanno
(2006)



[...]

Club Dame Parigi

1778?

LETTERA COLLETTIVA PRIMA

Recitativo: E così, Mozart caro, non sareste soltanto ciò che resta di un piccolo delizioso incantevole automa Loius Quinze, ma un compositore di genio Luigi Sedici, statua di Salisburgo, affamato di fama a Mannheim?  Bramate di uscire dall’oscurità ritrovando la Ville Lumière? E allora sbrigatevi che l’era dei salotti delle dame ormai volge al termine!
E forse é giusto che ci colga il sonno fra le pagine di D’Alembert, dentro un quadro di Boucher…
Abbiamo combattuto a lungo, sapete? E vinto: a Rocaille, a Versailles, nella vostra Meissen, come in Baviera: ascoltate “Talestri amazzone guerriera” di Maria Antonia principessa di Monaco!
Montesquieu scriveva: “E’ rimasto un solo sesso: tutti siamo nell’animo donne”. Due anni fa perfino un eroe, il Cavaliere d’Eon, sceglieva la femminilità pur restando virile (ma questo si vedrà: per ora ha ammesso di aver lottato e vinto vestito da uomo, pur essendo del nostro sesso).
Ma temiamo che il nodo gordiano di questo fatato gioco di specchi sarà presto reciso. Nella società di nuovo dei maschi forse di nostro resterà solo il “bon ton”. Perciò

Coro: Baci, e saluti, e decidete presto
Il catalogo delle dame è questo:

Aria: Princesse Carrignon
Marchesa Calvisson
Madame de Manchon
Duchessa di Bourbon
Duchessa d’Aguillon
Contessa Lillebonne.


LETTERA COLLETTIVA SECONDA

Recitativo: Pregiato Wolfango, noi aristocratiche, noi ricche, noi sole, comunque sole, come dame rinascimentali, tentammo dunque una nuova umanità? Noi anche Lisinga cinese, Ircana persiana – anche voi amate, capite, comprendete le donne e l’Oriente da cui nasce la luce – noi alla corte della zarina Elisabetta, di Caterina, dove la festa del potere fu donna, dovremo tornare dall’Arcadia alla sala parto, a una povera e spoglia riproduzione del mondo – con la “o” maschile?
Amadé caro, a voi la preghiera e il compito di farci rinascere nel canto, di farci fuggire ancora una volta dal serraglio sulle ali della musica, che è donna.

P.S. Progressista adorabile, se verrete nell’Ile de la Cité, potrete conoscere anche un altro giovanissimo genio, femmina e donna, come vostra sorella. Si chiama Olympia de Gouge.

Scriveteci allora, e presto, presso Faubourg St. Germain, Rue de l’Université.

Coro: In attesa di risposta e di un dialogo
Con piacere s’invia un altro catalogo:

Aria: Princesse de Condé
Princesse de Jurrenne
Contessa di Tessé
Duchessa Mazarin
Madama d’Epinay
Madama Saint Julienne.


[...]





La sorella Nannerl (Wolfgang si sposa, lei no)

1782?

Davvero, Gangwolf, davvero, lupacchiotto mio, ti sposi?
Allora giochiamo:
Una Finta Giardiniera
Un vero Re Pastore
Una grande Messa in scena
Una vera finzione di semplicità

Ah! Ah! Ah!
E io, Artemozza, resto sola come un cane.
Così vuole e non vuole il papà!

E allora, fratellino, fratellino caro, anzi carissimo - più caro di così! - continuiamo a giocare, erriamo in latino:
Wolfgang ama deus
Anna ama deus
Anna… ma deus est Wolfangus
Ama, deh, anche Anna ma
Deus vuole Wolfgang.




[...]




IL BISTURI E L'ARCHITETTO
Triennale di Milano (1995)


Triangoli isosceli, foto di Luca Traini

[...]


Luce, livida. Interno fatiscente di sala operatoria. Due sole presenze umane: un chirurgo e un architetto. Il primo disinfetta con cura maniacale il suo bisturi. Il secondo - anch’egli in camice bianco ma sporco di colore - sistema il tecnigrafo a mo’ di tavolo operatorio. Eco lontana di breve ma intensa sparatoria. I due, tuttavia, sono completamente immersi nel loro lavoro.

Architetto - (Operando con lentezza estenuante la metamorfosi del tecnigrafo in tavolo operatorio).
Il bisturi è in grado di definire forme geometriche perfette
Su un corpo morto, s’intende
Ma morto sul serio
Non scherziamo
Niente sbavature
Nessun grido

Fragore di granata caduta in lontananza. I due si bloccano per qualche secondo quindi riprendono imperterriti le loro occupazioni.

Invece un corpo vivo...
I contorni, il dettaglio...
Il sangue è davvero una brutta bestia
La carne, anche sotto anestetico, è una forma troppo irrequieta

Cade un’altra granata, meno lontana della precedente. Stessa reazione di prima.

Un foglio sopporta l’incisione con una dignità sconosciuta ai cadaveri
Esibisce le cicatrici meglio di un eroe omerico
E, soprattutto, i visceri non approfittano del primo squarcio disponibile

Ancora un’esplosione; più vicina. Idem come sopra.

Gli assi cartesiani
Gli assi cartesiani sono un luogo di pace indescrivibile

Mondrianfoto di Luca Traini

Un’esplosione molto più intensa delle precedenti. Salta la luce.

[...]




Paradise or Purgatory? Crystal Palace

[...]

Crystal Palace, opera del sig. Joseph Paxton, Esposizione Universale di Londra, Anno Domini uno otto cinque uno.


Didascalia nero su bianco, come in un film muto
“Dentro c’è il paradiso. Fuori… Fuori!”

Un siècle à l’enfer. Slums. Periferia operaia di Manchester: uno straniero l’attraversa come Dante: è Friedrich Engels. Londra: Marx interroga con lo sguardo i marmi del Partenone al British Museum. Ritratto di Lord Elgin senza naso (corroso dalla sifilide). La Sfinge, anche lei senza naso (penetrazione inglese in Egitto). Before: John Flaxman, Autoritratto, con naso, teschio e stormi di divinità in testa.

File:Selfportraitflaxman.jpg

Primissimo piano

File:Joseph Paxton.png

di Paxton con naso (sfinge!). Il fiuto di Paxton, fiju de cuntadi’ come Palladio, eletto giardiniere-capo dal duca di Devonshire, i cui avi erano stati solo concime per il Devonshire. La colazione del duca: uova al bacon – sir Francis Bacon, La Nuova Atlantide. Il duca al suo servo: “Paxton, o Paxton, tu non lo sai ma ‘paradiso’ in greco vuol dire ‘parco’, ‘giardino’”… giardino all’inglese. Eden.
Enclousures. Paxton allestisce serre infinite di vetro e metallo nei parchi progettati per il duca, gli fa passare in rassegna piante esotiche dai quattro lati dell’impero. E quello: “Bravo, Paxton, il ferro è come te: non ha radici”. Papavero. Il duca palleggia un pane d’oppio”. Paxton, “bastardo e pessimo giocatore di football” (Shakespeare).

File:Oldetonian v blackbrovers.jpg
Simbiosi drammatica
Palle di cannone inglesi su Canton: qualche milione di comparse cinesi all’altro mondo
(inferno/Guerra dell’Oppio)

File:Attack on the Braves near the White Cloud Mountain Canton.jpg

L’ammiragliato inglese è lieto di invitare i colleghi francesi al Grande Gioco (Paxton raccattapalle, Paxton middle class, self made man, che si è fatto da solo). Oppiacei. Teste di cinesi che volano (e ricadono - legge di Newton). Anonimo Ming “Dimora in una paesaggio nebbioso”. Squarciata. Charles Baudelaire, figliastro di un generale francese, accasciato in una fumeria d’oppio. Paradisi artificiali. Fumo di Londra. Crystal Palace, prefabbricato in meno di nove mesi: “La nature est un temple où de vivants piliers/ E’ la Natura un tempio dai pilastri viventi”. Interiora mascherate a festa= 70.000 metri quadrati di sudditi. Alice incontra Victoria & Albert nel Paese delle Meraviglie.


Serra di alberi genealogici, strutture in ferro. “Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants/ Vi son profumi freschi come carni d’infanti”.

File:Coaltub.gif

Enfer, minière: infanti sporchi e storpi. E sopra: Crystal Palace - e il ferro non avrebbe radici! Interno completamente vuoto: lunghezza 600 metri: “Guardando lungo la navata, con la sua infinita successione di pilastri, la visione passa dalla più viva luminosità a una vaghezza nebulosa, degna del solo Turner” (Illustrated London News, 1° Maggio 1851).


Pioggia, vapore e velocità

[...]






I DOLORI DEL GIOVANE SADE
(1996)

[...]

Quadro primo

Et in Arcadia ego

Luce. Il marchese de Sade, che d’ora in poi verrà chiamato semplicemente Sade, è l’unico attore in scena. Al centro della stessa, un presepe con tanto di mangiatoia, bambinello (vivo o di ceramica), le statue del bue e dell’asinello e due manichini al posto della madonna e di san Giuseppe.Questi ultimi rappresentano i genitori di Sade: due manichini nudi, anonimi, tagliati con fredda geometria. Di fronte a questa “sacra famiglia” altri sei manichini sommariamente e simbolicamente agghindati: rappresentano lo zio del marchese (ovvero l’abate di Ebreuil) e le quattro zie monache più quella sposata. Sade vagherà in questo paesaggio surreale narrando gli eventi della propria infanzia cercando di mantenere (ma non sempre gli riuscirà) un freddo, elegante distacco.
Immagini di Jean-Jacques Lequeu (1757-1826).


Sade - Quasi stesse dettando una lettera o componendo un articolo di giornale. Paradiso. Palazzo Condè - Parigi.
Notte di Natale. Stretto da fasce dorate, deposto in una culla d’argento, il minuscolo Sade è Gesù bambino.
Il giorno successivo invece, è fra i piccoli martiri di Erode.
Passa un anno, gli arti si allungano, la terra si allontana.
Una mela cade sul prato. Il nostro piccolo eroe marcia a quattro zampe verso di lei. Cerca di afferrarla.
Ancora un anno ed è Cupido in tutte le processioni mascherate: ali di seta bianca, un filo d’oro che pende dal soffitto istoriato, dal cielo.
Grande successo a corte quando, ghermito al tallone dal boia, piange come un usignolo ne “Il giudizio di Salomone”, di ignoto.
I genitori, i cortigiani... ossia la stessa cosa... applaudono.
Alamanna.
Corrente.
Sarabanda.

Allo scandire di ognuna di queste ultime tre parole si sentirà un frammento corrispondente dalla “Suite francese n°1” di J. S. Bach. La stessa cosa accadrà quando verranno pronunciate le parole “Minuetto numero uno”, “Minuetto secondo” e “Ultimo passo di giga”.



A quattro anni è uno dei pastorelli diretti alla grotta di Betlemme. Cerca di prendere in braccio un agnello. Cade. L’agnello, spaventato, defeca. Un filosofo illuminista cerca di consolarlo spiegandogli che è una cosa naturalissima.
Il giorno dopo è sorpreso a picchiare di santa ragione il principino Louis Joseph de Bourbon per motivi di gioco non meglio specificati.
Il 1745 lo vede abbandonato nel palazzo di famiglia di Avignone, - o adorata Provenza! - oggetto di contesa fra cinque zie: quattro zitelle e una sposata senza figli maschi.
Minuetto numero uno.
“Pomo delle Esperidi” e “Mela di Paride”, ebbri di carriera diplomatica, volteggiano con sovrano distacco in qualche corte europea.
Zia Henriette-Victoire, coniugata Villeneuve-Martignan, invece, scruta con dolce invidia i piccoli genitali del nipotino.
Gabrielle-Eleonore, badessa di Saint Laurent d’Avignon, gioca con i suoi boccoli d’oro.
Gabrielle-Laure, collega del monastero di Saint-Benoit de Cavaillon, bacia i piedini gonfi per il troppo correre.
Sorella Anne-Marie-Lucrece, dal suo convento in città, divide in buoni e cattivi la folla che passeggia dietro le sbarre.
Sorella Marguerite-Felicité, come dice il nome stesso, è felice e basta.
Anche il piccolo Sade è, naturalmente, felice.
Minuetto secondo.

Brusco cambio di tono nella voce di Sade. I genitori strappano alle zie il loro angioletto.
Cinque donne piangono su Avignone orfana del suo piccolo Eros.

Breve pausa.


Citera - Monastero di Ebreuil.
Il figlio viene iniziato ai sacri misteri della parola scritta dallo zio Jean-François-Paul-Aldonze, erudito e libertino: abate.
Venere, le Muse e, un po’ in disparte, Dio vegliano sul giovane discepolo.

Pausa di silenzio in cui Sade estrae da una tasca una lettera. Legge.

“Ah! Per prete che siate,
Signore, oh, signore, voi continuerete ad amare.
Se anche diventaste vescovo o papa,
Non smettereste di amare e piacere.
E’ questo il vostro autentico ministero:
Amerete e piacerete,
E sempre avrete successo,
Sia nella chiesa sia a Citera”. Chiude la lettera.
Così il divino Voltaire a mio zio, suo amico: poesiola targata anno domini 1733.
Un ultimo passo di giga.

Terminata la musica di cui sopra, Sade ha un breve sospiro quindi termina la narrazione.


I genitori forse raggiunsero la Terra Australis Incognita - che non c’è - ma i creditori li raggiunsero anche lì. E così, insolventi, sempre indifferenti verso il figlio, in qualche modo tuttavia riuscirono a spedirlo presso il Collegio “Louis le Grand” - Creme de la Creme - Compagnia di Gesù - Parigi.
Correva l’anno 1750.

Buio.


[...]





“Molto ardimentoso, ma molto dissoluto”
(nota dallo stato di servizio del capitano del Reggimento Cavalleria Borgogna)



Luce. In mezzo alla scena, vicino al fondale, due troni, uno di fronte all’altro, su cui siedono il Re e il Papa: giocano a scacchi. Davanti a loro, rivolto al pubblico, le Chevalier d’Eon, fantasiosamente travestito da eroe antico stile “tragédies lyriques” . In questo “quadro” Sade non appare materialmente sul palco. Siamo arrivati al 1754, anno in cui il nostro eroe fa il suo ingresso nella Regia Scuola Preparatoria di Cavalleria.

Voce  fuori scena di Sade
Nell’anno domini 1754 il genealogista Clairambault consegnò ai miei cosiddetti “genitori” un certificato di nobiltà con tutti i crismi. Con quello in mano... Con quello in mano fui spedito senza tanti complimenti alla scuola dei cavalleggeri.

Chevalier d’Eon
Brandendo minacciosamente la spada. Il giovane rampollo è dotato senza dubbio di quella nobile crudeltà certamente indispensabile a tutti i suoi parigrado... Senza dubbio... Devo purtroppo far notare tuttavia che nel giovane carnefice tale qualità... qualità, senza dubbio... è singolarmente inficiata da un’eccessiva ricerca di amore, di affetto... con prostitute e attrici, che è poi la stessa cosa. Questo eccessivo attaccamento al teatro e alla distorta visione del mondo che ne consegue temo possa provocare disdicevoli conseguenze nell’adempimento degli imprescindibili doveri sociali. Rinfodera la spada.


Voce fuori scena di Sade
Quante inutili preoccupazioni, Chevalier. Stavo giusto leggendo l’”Iliade” tradotta dalla nostra Anne le Fèvre Dacier, amazzone filologa che voi avreste voluto essere e io possedere dopo un duello, come Achille con Pentesilea:
“Deesse, chantez la colere d’Achille fils de Pelée; cette colere pernicieuse qui causa tant de malheurs aux Grecs, et qui précipita dans le sombre royaume de Pluton les ames genereuses de tant de Heros, et livra leurs corps en proye aux chiens et aux vautours”…
Leurs corps en proye aux chiens et aux vautours…
In preda
In pasto
Ai cani
Agli avvoltoi…
La traduzione in prosa rende tutto più spietato…
La prosa.
Con veemenza. Cantami, o diva, e cerca di non stonare altrimenti il sergente te la farà pagare.
Cantami il trapasso da un’istituzione militare - i Gesuiti - a un’altra, laica, ugualmente laida.
Cantami il branco e i guinzagli d’acciaio tesi allo spasimo. Su, su, fino al dio degli eserciti.

Re
Al papa. Isaia: “Io li ho calpestati nel mio furore
                        Il mio sdegno li ha schiacciati”.

Papa
Al re. Isaia anch’io: “Il loro sangue è schizzato sui miei panni
                        Ho macchiato tutte le mie vesti”.

Chevalier d’Eon
Le mie vesti… La gonna o il cimiero? Ah, io a questo Isaia e al vostro Omero preferisco questo:
“Ha rubato la mia parte di bottino,
Anche se aveva già un bel magazzino,
Pieno di ragazze, vestiti e vasellame:
E io solo una femmina e a me
Anche questa mia femmina mi prende!”


Sade
E chi ne dubitava, Chevalier? So bene che  all’”Iliade” preferite l’”Omero travestito” di Marivaux.
E’ una lettura che si adatta agli spioni come voi, non a un guerriero indomito come il sottoscritto.
Col sangue.

Chevalier d’Eon
Sbraitate, sbraitate: vedrete che belerete anche voi. Il nostro re pastore ama le greggi.
Dopo una breve pausa, annusata con calcolata voluttà una presa di tabacco da una preziosa tabacchiera, recita marziale.
Ordini superiori!
Il reggimento cavalleria maschile si congiunga a quello femminile di stanza al bordello sul fronte dell’amore!

Voce fuori scena di Sade
Si fa presto a dire “amore”... “Amore senza sentimento”... Quante volte ve l’ho scritto, mon père, e voi... Voi per tutta risposta mi spedite solo quattro stitiche righe per una guerra di sette anni.
Voi e quella che mi dicono madre certo siete troppo impegnati in quella partita a carte fra diplomatici: né più né meno come la nostra gloriosa maestà sui campi di battaglia.

Chevalier d'Eon
Ci si può tranquillamente massacrare anche giocando al bilboquet: ricordate il Re Sole?
Portandosi al naso con rigida precisione un fazzoletto merlettato. Sempre marziale.
Ora basta!
Il re di picche muova i suoi fanti!
Il re di cuore conquisti il bordello!
A se stesso.
Et moy je souffrois cela ?
Non, Messieurs, la foudre m’écrase!

Sade
Ancora Marivaux, eroe da salotto!
Qui non è più tempo di Marivaux né di Omero. Le baionette non hanno più bisogno di inchiostro!

Buio.


Cupa voce misteriosa fuori scena
Mentre scorrono mute sulla parete di fondo immagini di carneficina dell’epoca, oppure dei nostri giorni, recita dei versi tratti dal Primo Libro del poema “I tragici” di Agrippa d’Aubigné (1552 - 1630).
“Le finzioni dei Greci, i ruscelli d’argento
 Dove si abbeveravano i loro vani poeti,
 Qui non scorrono più; ma le onde così chiare,
 Che ebbero rivali gli zaffiri e le perle
 Sono rosse dei nostri morti: l’onda leggera,
 Il mormorio lieve contro carcasse si rompe”.

Fine delle immagini. Buio totale.

Voce fuori scena di Sade
Dieci febbraio 1763.

[...]

Continua in 




VILLON
    (1992)

[...]


Détour: Meung Prigioniero del Romanzo della Rosa, prigioniero delle sue spine



Ironia della storia, Villon viene arrestato e incarcerato a Meung-sur-Loire, la città di Jean, il poeta della parte più cruda del "Roman de la Rose", traduttore della "Consolazione della filosofia" di Boezio e dell'"Arte della guerra" di Vegezio. 
Il prigioniero dialoga con la sua ombra nella quasi totale oscurità del carcere, in uno stato fra la veglia e il sonno.

Jean de Meung
Eccoti in catene proprio nella mia città
Dopo le rose eccoti le mie spine
Hai ucciso un prete?
Allora te lo sei cercato questo amore claustrale
Sei solo come un cane?
Ti do in pasto la mia traduzione della “Consolazione”

Abbaia Boezio
Forse chi ha fiuto capirà

Villon
Nessuna consolazione
Solo spine
Prigioniero sottoterra
Come una cattiva coscienza
Come parole che devono restare strozzate in gola
Meglio se in riva alla Loira
Meglio sotto
Come i pesci

Lascio la voce al barcaiolo al mercante al pescatore
A quel fesso di amante che trasporta sulle acque la sua bella
Se solo riesce a spiccicare qualcosa

[…]

Jean de Meung
Per i carcerieri e gli amanti
Ho tradotto in francese anche l’Arte Militare di Vegezio

Dopo aver militarizzato l’amore
Ho tradotto in robuste catene francesi anche lui

Villon
Uno che scrive d’amore traduce un testo di strategia militare
Siamo alle solite
Ma in galera mi sarebbe stato utile in entrambi i casi
Di giorno lo stratega
Per cercare una via di fuga
Di notte il teorico dell’amore
Perché in gattabuia ti resta solo quella
La teoria

Però in mezzo a tutto quell’orrore
Bisognava anche cercare di dormire.

[...]

Quadro terzo   Ero e Leandro


Buio.

Voce fuori scena di Villon - “Due eravamo e un cuore solo:
                                                 Se è morto dovrò uscir di vita
                                                 Di certo o vivrò senza vita
                                                 Come le immagini, in sogno”.

Immaginiamo di trovarci in una piazza della Parigi dell’epoca dove un attore (Villon), un’attrice e un capocomico recitano la tragica storia d’amore di Ero e Leandro. Al centro della piazza c’è una fontana -sullo stile delle “fontane della giovinezza” che troviamo riprodotte nelle miniature del XV secolo- e ai bordi opposti di essa i due amanti. Davanti a questa il capocomico, armato di un mantice enorme.

Capocomico - Porta un lungo mantello blu scuro tappezzato di pesci dorati e stringe nella destra un tridente. Rivolto al pubblico. Amati visionari
Questa favola antica
Protagonisti ha due greci
Morti e sepolti da un pezzo
Mai esistiti forse
Ma incendiari ed amanti
Un tempo
Remoto
Mai forse
E tutta Bisanzio si dice
Bruciasse del loro amore
E questa finzione allora
A Costantinopoli ambienteremo
Là dove regna ora il sultano
Che l’imperatore ha fatto a pezzi
Eretico e cristiano

Ero - Veste come l’amato Leandro un bizzarro costume metà turco metà greco-romano. Ero sono
Figlia di Venere
E tutta risplendo
Del fuoco d’amore

Leandro - Sono Leandro
E per lei
Come lei
Tutto brucio d’amore
Breve pausa di silenzio e poi si rivolge nuovamente al pubblico in tono più confidenziale.
In realtà sono Villon l’attore
Che brucia di passione e d’amore
Solo quando è ubriaco

Capocomico - Indicando se stesso e la fontana.. Sono il mare
L’acqua tra due fuochi
Il dio Nettuno l’Ellesponto
E resto in mezzo
Lontano Sorride al pubblico con aria di complicità.

Leandro - Ero Ero
Fra le tue braccia moritò

Ero - Amato mio
Segui questa luce Accende una torcia (o una lanterna).
E vieni a me
Tua morte

Capocomico - Per quanto fra due fuochi
Non brucerò
Resterò tranquillo
Per oggi

Leandro - Si tuffa nella fontana. Brucio le acque per te
La scia di lacrime e fuoco
Non placa la mia sete E’ approdato: i due amanti si abbracciano e si baciano.

Capocomico - Oh bruciano bruciano
Il fuoco di dentro
Il mio sonno vince
E la luce (la torcia o la lucerna di Ero si spegne)
Su Leandro
Non indugiare
Devi tornare

Leandro - Son così calde le sue labbra
Che il gelo del cuore è vinto
E tutto avvampo d’amore

Ero - Non ti amo

Capocomico - Sei un attore

Leandro - Dunque tu non ami
Tu non senti il mio dolore

Ero - Non ti amo

Capocomico - Sei un attore

Leandro - Ma se resterò Leandro
Tu che Ero non sei
Ma carne ed ossa
Fino alla fine mi amerai?

Ero - Finché non termina la favola
Nella maschera sepolta ti amerò

Leandro - Si rituffa nella fontana.. Poiché mi vuoi sepolto
Al più presto morirò E’ tornato alla sua sponda.

Capocomico - Rivolto a Leandro. La tua parte prevedeva
Lunghe giorni d’amore
Che non vedremo
Assisteremo invece
Alla tua morte
Rivolto al pubblico. Sono impazzito! Spreme con forza il mantice verso la fontana ed ulula imitando il vento.

Leandro - Ero Ero
Nella notte senza stelle
Mia unica luce

Capocomico - Rivolto ad Ero. Alla tua

Ero - Al capocomico. Finché vive la fiaba
Nella maschera sepolta
Lo amerò

Leandro - Allora la morte mi è dolce Si tuffa nella fontana e finge di affogare. Pausa di silenzio.
Le acque sono sopra di me
Ero Ero
Mi divora il fuoco
Io muoio amor mio

Ero - Amor mio amor mio
Nella notte sepolto
La torcia si spegne
E dentro il fuoco
Sepolto nella maschera
Insepolti negli abissi Anche lei si getta nella fontana e finge di annegare. Il capocomico cessa di ululare. Il mantice non soffia più.

Leandro - Pietà di noi ha la tempesta
Si placa e la nostra
Morte cullano le onde

Ero - Cozzano le nostre ossa
Non un gesto
Un respiro

Leandro - Nella maschera sepolta è la tua morte
Difesa non c’è al mio silenzio
Al meccanico abbraccio delle onde
Sei mia! Abbraccia la donna con foga disperata: non riemergono più.

Capocomico - Al pubblico. Erano già fantasmi
Piangiamo

Buio.

[...]









COME UN’AQUILA
(1991)


Prologo

Tenebre. Rumore di vento.

Voce di Ottone III - “La mano del Signore fu sopra di me e mi posò in mezzo ad un campo coperto di ossa. Mi fece girare intorno ad esse: erano molte sulla faccia del campo e disseccate. E il Signore mi disse: ‘Profetizza sopra queste ossa e dì loro: Ossa aride, ascoltate la parola del Signore. Queste cose dice il Signore a queste ossa: Ecco, io infonderò in voi lo spirito, e vivrete. Io metterò sopra di voi i nervi, farò crescere sopra di voi le carni, stenderò sopra di voi la pelle, vi darò lo spirito, e vivrete, e saprete che io sono il Signore”. ( Nota n°1)

Luce, molto fioca. Ci troviamo all’interno di una cripta .dove si trovano tre lastre tombali a uguale distanza l’una dall’altra: rispettivamente quella del padre, della madre e della nonna paterna di Ottone III, che passa lentamente da una tomba all’altra. E’ l’anno 998: il giovane imperatore ha diciotto anni.

Ottone III - Mio padre. La vita gli fu strappata all’improvviso. La piaga non si è rimarginata. I tuoi sogni spuntano ancora come germogli. Io li farò crescere, li mieterò e ne farò pane consacrato.
“Una donna vestita di sole... La luna sotto i piedi.. Il capo incoronato. Gridava per le doglie e per gli sforzi del parto”. ( 2 ) Madre mia, mia colonna, mia forza, mia vigna. La tua saggezza invecchierà al mio fianco. Ne berrò senza mai saziarmi.
Anche tu, madre di mio padre, quasi eterna. Le tue ambizioni sembravano nutrirsi di litanie e non avere mai fine.
Allontanandosi un poco dalle tombe. Ora l’albero del sangue è stato potato di tre grossi rami. Dalla sicura e tiepida ombra sono stato precipitato nella pienezza del sole e reso cieco. Ma i miei occhi conosceranno una nuova luce. E fisserò il cielo, come un’aquila.

Breve pausa.

C’è un terribile fetore qui dentro... Solo ora me ne rendo conto.
Devo pensare ai giorni tenebrosi.
E saranno molti.

Buio.





Atto primo

Scena prima

Luce. Sala del trono. Degli inservienti preparano la scena per l’ingresso dell’imperatore. Commento musicale: l’Offertorio “Terra tremuit”, dai “Chants de l’Eglise de Rome - Période byzantine” dell’Ensemble Organum diretto da Marcel Pérès, edizioni Harmonia Mundi 1986. Al termine della musica fa il suo ingresso Ottone III seguito dalla corte. L’imperatore va ad assidersi in posa ieratica sul trono. Alla sua destra i dignitari ecclesiastici, Alla sua sinistra, i dignitari laici.

Ottone III - L’ordine del mondo è sconvolto. Crescenzio e i nobili romani hanno scelto le tenebre: Gregorio, mio cugino, papa legittimo, è stato cacciato dal soglio pontificio. Così facendo hanno dimostrato di essere dei senzadio e di non riconoscere la maestà di Ottone III, incoronato da Dio e rappresentante della divina trinità sulla terra. Questa piaga che si è aperta nel corpo dell’impero non deve andare in cancrena. Tra me e loro si è aperto un abisso che li inghiottirà.
“Io li calcherò nella mia ira, li calpesterò nel mio furore: il loro sangue sarà spruzzato sulle mie vesti e macchierò tutte le mie vesti”. ( 3 )

Buio.



Scena seconda

Luce .Ci troviamo a Roma, nella basilica costantiniana di San Pietro. L’antipapa Filogato sul trono papale con davanti un leggio su cui è posta una Bibbia preziosamente rilegata. Alla sua destra il nobile romano Crescenzio, capo della cospirazione anti-imperiale, regge un calice di vino. Dietro di loro, un semicerchio di uomini armati.

Filogato - Legge dalla Bibbia. “Allora tutti gli alberi dissero allo spino: ‘Vieni a regnare su di noi’. E lo spino rispose loro: ‘Se mi eleggete davvero a vostro re, venite a riposarvi sotto la mia ombra. Ma, se non volete farlo, dallo spino esca un fuoco e divori i cedri del Libano”. ( 4 )

Crescenzio - Alzando il calice. Così è il piccolo Ottone: un monarca ingiusto e crudele. Come uno spino è infimo e privo di ombra così questo imberbe - la corona gli sta grossa, casca sugli occhi, non ci vede - è acerbo e ingannatore. I suoi capricci non ci scalfiranno: siamo cedri del Libano!

Rumore sempre più forte di fanti e cavalieri che avanzano: l’esercito imperiale è alle porte.

Filogato - “Udite, cieli, e tu porgi l’orecchio, terra, perché il Signore ha parlato: ‘Ho nutrito ed esaltato dei figli e mi hanno disprezzato. Il bue conosce il suo padrone e l’asino la greppia del suo signore”. ( 5 )

Voce fuori scena di Ottone III - “Ahi! Prenderò soddisfazione sopra i miei avversari, mi vendicherò dei miei nemici. Poi, stesa la mano sopra di te, ti purificherò col fuoco della tua scoria e toglierò tutto lo stagno che è in te. E renderò i tuoi giudici come erano prima e i tuoi consiglieri com’erano in antico”. ( 6 )
Il calice cade di mano a Crescenzio. Buio. Forte rumore di combattimenti. Quando torna la luce, dopo alcuni secondi, Crescenzio è scomparso. Filogato è ancora sul trono, ma un soldato lo minaccia con la spada tirandolo con violenza per la barba. Di fronte a lui, papa Gregorio V, in piedi, lo fissa gelidamente.

Soldato - A Gregorio V indicando Filogato. E’ l’antipapa.

Filogato - Ero il maestro dell’imperatore... Col frutto della mia bocca l’ho saziato.

Gregorio - “Morte e vita sono in potere della lingua
Chi ne tiene conto ne mangia i frutti”. ( 7 )

Filogato - Non può uccidere il suo maestro.

Gregorio - “Le parole della lingua doppia sembrano semplici
Ma penetrano nell’intimo delle viscere”. ( 8 )

Filogato - Riconosco il mio errore. Chiedo pietà.
“La saggezza dell’uomo si riconosce dalla pazienza
E’ sua gloria passare sopra le offese”. ( 9 )

Gregorio - “Non sta bene che lo stolto sia in delizie
Né che il servo comandi al principe.
La bocca dello stolto lo demolisce
Le sue labbra sono la sua rovina”. ( 10 )

Soldato - A Gregorio V. Che dobbiamo fare, santità?

Gregorio - Strappategli la lingua, le orecchie e il naso.

Il Soldato trascina Filogato fuori dalla scena. Buio.



[...]



Atto quarto

Scena prima

L’anno mille volge al termine. Ci troviamo nell’accampamento dell’esercito germanico. Ottone, vestito da cacciatore, fa il suo ingresso da destra seguito da alcuni conti bardati come lui. Si va a porre al centro della scena: è provato in volto, ha visto qualcosa di cui cerca di darsi spiegazione. Chiama un inserviente. Uno dei conti esce dal lato sinistro del palco.

Ottone - Dammi da bere! L’inserviente colma di vino un calice d’oro e lo porge all’imperatore. Questi beve per tre volte, nervosamente. Da sinistra, fa il suo ingresso Silvestro II accompagnato dal conte uscito poco prima e da alcuni prelati. Ottone lo apostrofa subito.

La volontà di Dio è nei segni. Dopo una giornata di caccia ero stanco e sono sceso a una fonte. E la Scrittura dice: “Come il cervo anela alla fonte, così l’anima mia anela a Te, o Dio”.
(20) Ho bevuto tre volte. E tre è il numero santo. Restituisce il calice all’inserviente. Poi gli occhi sono stati rapiti in cielo e hanno visto un’aquila imponente. I Salmi dicono: “Si rinnoverà come un’aquila la tua giovinezza”. ( 21 )

Un altro inserviente sistema due piccoli troni da campo per il papa e l’imperatore. Quest’ultimo invita ed aiuta a sedersi il pontefice quindi siede a sua volta.
Silvestro - I segni parlano chiaro. Anelavi al Signore per avere una risposta e il numero perfetto ha placato la tua sete corporale e saziato la tua sete spirituale. L’aquila vecchia ha gli occhi e le ali appesantite, la vista offuscata e cerca una fonte di acqua pura. Vola su, nel cielo del sole, brucia le vecchie ali e la caligine degli occhi, scende alla fonte, vi si immerge tre volte ed eccola tornare giovane e forte. Così il mondo, che aveva abbandonato la fonte d’acqua viva, con gli occhi del cuore offuscati e l’abito del vecchio uomo, sarà purificato e si rivestirà dell’uomo nuovo, creato a immagine e somiglianza di Dio, compiendo la profezia di Davide.

Ottone - Alzandosi di scatto. Parla con veemenza. Un altro passo verso il nostro grande disegno. Cinquant’anni fa il padre di mio padre distrusse le orde degli ungari e salvò l’impero. Ma ora Stefano, figlio di Gieza, vuole essere nostro amico. Adalberto lo ha battezzato, ha preso in moglie una mia cugina: io lo farò re.

Silvestro - Stefano irrobustirà i confini orientali, porterà nuove anime alla Chiesa. Gli invierò una corona e permetterò la nascita di una Chiesa ungherese.
Però questo non piacerà alla nobiltà tedesca, come non è piaciuta la creazione di una Chiesa polacca. Stanno tramando alle mie spalle, alle tue.

Ottone - Come i romani. Ora intruso, ora fuggiasco. Io sono strumento nelle mani di Dio. Non ho più famiglia, né terra, né popolo. E lascio un covo di vipere per entrare in un altro.
E’ vero: i miei nemici aumentano di giorno in giorno. Non trovo pace. Mi sento già vecchio, sì, vecchio. Il mondo ha un peso terribile, mi schiaccia. Devo infondergli un respiro nuovo... Mi soffoca.
Sarà così fino alla morte?
Ma tutti dovranno riconoscere la missione divina che si serve di me, di questo corpo cresciuto troppo in fretta.
I romani, i tedeschi e tutti i popoli della terra... Li vedo: eccoli! Hanno tradito mio padre e il padre di mio padre. E tradiranno anche me. Ma non passeranno. Esce seguito dal papa coi rispettivi seguiti. Un bagliore rosso-sangue investe con sempre maggiore violenza la scena. Rimbombano voci cupe e minacciose.

Voci - Vuole farci schiavi di un sogno.

Un ultimo, fortissimo bagliore incendia la scena. Poi, il buio più profondo.



[...]


Note

( 1 ) Ezechiele XXXVII
( 2 ) Apocalisse XII, 1 - 2
( 3 ) Isaia LXIII, 3
( 4 ) Giudici IX, 14 - 15
( 5 ) Isaia L, 1 - 3
( 6 ) Isaia I, 24 - 26
( 7 ) Proverbi XVIII, 21
( 8 ) Proverbi XVIII, 8
( 9 ) Proverbi XIX, 11
( 10 ) Proverbi XIX, 10 / XVIII, 7
( 20 ) Salmi XLI, 2
( 21 ) Salmi CII, 5