sabato 13 settembre 2014

RECANATI: LORENZO LOTTO E GIACOMO LEOPARDI

Lontananza di due solitudini

Parte prima

Immagina l’incontro degli occhi di Giuseppe di Arimatea con quelli del poeta.

Lorenzo Lotto, Polittico di San Domenico, Recanati, 1508, Dettaglio della Pietà con Giuseppe di Arimatea

Meno di un attimo. Due dolori che non si parlano.
Abissi di tempo, di senso. L’infinito del pittore è concreto, è quel cadavere bianco destinato a risorgere. Lo strazio di Giuseppe è solo questione di tempo: una breve concessione al dramma da parte dell’eterno.
La tragedia del poeta non prevede un dialogo con questo genere di sofferenza a tempo. Troppi colori per un letterato. Troppa fiducia nell’attesa per il filosofo del nulla, per l’uomo che ha fede solo nella memoria delle speranze tradite di un fanciullo.
Qualcuno dovrà pur asciugare le lacrime di Giuseppe. Questa la volontà del pittore.
Illusioni! grida il filosofo” avrebbe pensato Leopardi, citando Foscolo, cercando nel pianto le uniche tracce luminose, tremanti del nostro passaggio.

 Lorenzo Lotto, Polittico di San Domenico, Recanati, 1508, la Pietà nella cimasa

LEOPARDI Come sei bella, Maddalena! Potessi baciare le mie ferite come la mano del tuo dio che non esiste.

Recanati e Loreto in un'incisione della fine del XV secolo

Lotto era finito a Recanati sulla strada per Roma, pieno di speranze. L’approdo momentaneo era una città che comprendeva anche Loreto in pieno decollo spirituale ed economico: un santuario quasi completato che aspettava solo la facciata del Bramante, un vescovo imparentato con papa Giulio II e un altro prozio del futuro poeta Torquato Tasso (parola di Monaldo Leopardi).

San Flaviano protettore di Recanati, incisione di Secondo Bianchi (notizie 1780-1820)

La Recanati del poeta era pura provincia della Restaurazione: un paese privato di Rinascimento, Loreto e anche del relativo sviluppo economico seguito alla creazione del porto franco di Ancona (1732).